Professione Assassino

Thriller – Titolo originale: The Mechanic – Interpreti: Jason Statham, Ben Foster, Donald Sutherland,  Tony Goldwin – Regia di Simon West – USA 2011 – Giudizio: 1/5

Arthur Bishop (Jason Statham) è un ‘meccanico’: un assassino scelto, con un codice molto severo ed un talento unico nell’eliminare in modo impeccabile ogni sua vittima. Il suo èun lavoro che richiede la massima perfezione oltre che un distacco totale e Bishop è il migliore nel suo campo. Ma quando il suo grande amico e mentore Harry (Donald Sutherland) viene assassinato, Bishop non può fare a meno di lasciarsi coinvolgere a livello personale. E così stavolta sarà lui a scegliere il suo successivo incarico: trovare i responsabili della morte del suo amico.La missione si fa più complicata quando Steve (Ben Foster), il figlio di Harry, gli rivela l’intenzione di vendicare da solo la morte del padre, determinato a scoprire quale sia stata lasua vera professione. Bishop ha sempre agito da solo, ma questa volta non può certo voltare le spalle al figlio di Harry. Nonostante sia sempre stato un killer estremamente metodico, decide di portare il ragazzo all’interno del suo mondo. Nasce così una sorta di rapportomentore\discepolo, ma mentre sono impegnati a dare la caccia al loro ultimo obiettivo, emergono una serie di complicazioni, per cui coloro che vengono assoldati per risolvere i problemi, diventano loro stessi un problema.

E’ un discreto film d’azione questo remake di un classico del genere, risalente al 1972. A Hollywood ormai impazza la mania del rifacimento, forse dovuta a mancanza di buone idee originali. Non ho visto il film originale, e quindi non ho termini di paragone. Segnalo solo che questo film, visto da solo, si trascina abbastanza stancamente tra lunghe pause e momenti adrenalinici. Statham fa il suo onesto mestiere di duro inespressivo, impossibile pretendere qualcosa di più. Sprecato Donald Sutherland, mentre convincenti e in parte sia Ben Foster che Tony Goldwin.

Stunt e reparto tecnico hanno lavorato più che bene. E’ un prodotto di serie A, in cui non si sono lesinati i mezzi. Peccato per la scelta dell’interprete. Non che Charles Bronson, interprete del film originale, sia passato alla storia per la vasta gamma di espressioni, ma Statham riesce a essere più monocorde di un filo da bucato.

Producono David Winkler e Bill Chartoff, ossia i figli dei produttori originali, Irwin Winkler e Robert Chartoff. Come già fu per Rocky Balboa, i rampolli non trovano di meglio da fare che ricalcare le orme dei padri senza metterci un guizzo di originalità. Quant’è dura la vita dei figli d’arte.

 

 

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Solo per vendetta

Drammatico - Titolo Originale: Seeking Justice – Interpreti: Nicolas Cage, January Jones, Guy Pierce – Regia di Roger Donaldson – USA – 2011 – Giudizio: 3/5

 

Will Gerard (Nicolas Cage) è un insegnante d’inglese la cui vita viene sconvolta quando la moglie Laura (January Jones) viene violentemente aggredita senza un apparente motivo. Mentre osserva sua moglie nel letto d’ospedale, si avvicina Simon, un perfetto sconosciuto che propone a Will la possibilità di vendicare sua moglie. Potrebbe aspettare che la polizia trovi il colpevole, lo arresti e lo metta nella mani della giustizia. Oppure, potrebbe affidarsi a Simon e ai suoi ‘amici’ che troverebbero il colpevole e lo giustizierebbero entro l’alba del giorno dopo. Emotivamente provato, Will accetta l’offerta, ma scoprirà presto che ogni cosa ha un prezzo e che il conto da pagare sarà più che salato, ritrovandosi in una serie di eventi che lo porteranno a perdere totalmente il controllo della sua vita, scoprirà quanto potente e ramificata sia l’organizzazione.

Non è un tardo remake de Il giustiziere della notte, questo film il cui titolo originale rende meglio il senso stesso della vicenda. Seeking justice, ossia ricercando la giustizia, rende meglio la vicenda di un uomo che non prende semplicemente la pistola e comincia a sparare per rimediare al torto subito. Se le ragioni del marketing ve lo fanno passare per “il solito action con Nicolas Cage, sappiate che potreste rimanere delusi. Non perché Cage brilli, come sempre d’altra parte, per capacità e versatilità recitativa, ma perché il fuoco della vicenda è incentrato su cosa realmente significhi perseguire la giustizia “fai da te”, in un paese dove comprare un’arma è fin troppo facile.

Non mancano vibranti sequenze di azione, e momenti di tensione, ma sono il giusto tributo all’intrattenimento cinematografico. Qualche riflessione il film la darà. Donaldson dirige con competenza il film bloccando sul nascere le gigionerie di Cage, e dando risalto alla bellezza e alla bravura di January Jones. Guy Pierce è tenebroso e tormentato quanto basta. La miscela funziona.

L’ambientazione è un’altra importante protagonista. E’ New Orleans, con le sue ferite, la sua voglia di andare avanti, non una qualunque città statunitense. La crepuscolare fotografia di David Tattersall le rende piena giustizia.

 

 

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Libri: I.N.R.I.

Michael Moorcock, I.N.R.I.(Behold The Man, 1969) -FANTASCIENZA - Mondadori – Urania Collezione – 2011 -traduttore: Tebaldo del Tànaro - pagine 188 - prezzo5,50 euro - giudizio: eccellente

Se c’è un romanzo da andare a recuperare con velocità è I.N.R.I. (Behold the Man) diMichael Moorcock. Non fosse altro perché, essendo inserito nella collana Urania Collezione, della quale è il volume numero 102, del mese di luglio 2011, manca poco che sparisca dalle edicole.

 

Andiamo con ordine.

Non dovrei raccontarvi qui chi sia Michael Moorcock, non è scopo di una recensione, ma non spendere qualche riga per un autentico Maestro non è possibile. A beneficio di coloro che non avessero ancora letto nulla di questo grande scrittore inglese vi rimando a un articolo di Luca A. Volpino, che pubblicai su FantasyMagazine nell’occasione della venuta dello scrittore in Italia, ospite di Lucca Comics & Games 2009 (/approfondimenti/11005/), e all’intervista che mi rilasciò in quella occasione (/interviste/11189/), insieme a Salvatore Proietti, poi pubblicata pure su ROBOT.

Obiettivamente non pensiamo che da soli siano sufficienti, non ho tale pretesa, ma rappresentano un punto di partenza. Andrebbe sicuramente letta l’opera del Maestro, di cui però in Italia c’è veramente molto poco in questo momento di disponibile. Riuscire a spiegare in poche righe quanto la sua opera sia stata fondamentale per la letteratura, fantastica e non, sia come scrittore che come curatore della rivista New Worlds, è impossibile. Nel volume presente in edicola sono presenti sia un valido articolo introduttivo di Giuseppe Lippi che una cronologia a cura di Andrea Vaccaro. Se poi masticate l’inglese è imprescindibile la lettura del sito ufficiale dello scrittore www.multiverse.org/.

 

Nell’attesa che altro venga riproposto del maestro londinese, concentriamoci su questo romanzo, un testo che non si può non leggere.

Quella che leggerete è la versione lunga, edita nel 1969, della novelette che fu pubblicata su New Worlds nel 1966, e che vinse il premio Nebula nel 1967. In Italia sono arrivate entrambe le versioni; quella lunga, con il titolo attuale, edita da MEB Edizioni nel 1976 e quella breve, tradotta da Gloria Tartari e pubblicata dalla Perseo Libri, con il titolo Ecce Homo, nel marzo 1985 sulla rivista Nova SF*.

L’acronimo con il quale è stato tradotto il suo titolo originale Behold the Man, che è la traduzione in inglese della frase di Ponzio Pilato Ecce Homo (Vangelo secondo Giovanni 19, 5), ha una origine ben nota: significaIesus Nazarenus Rex Iudaeorum, ossia Gesù Nazareno Re dei Giudei(Vangelo secondo Giovanni 19, 19) e, come riportato dai Vangeli, era il cartello apposto alla croce di Gesù Cristo, che indicava il motivo dell’esecuzione secondo l’uso romano.

A questo punto va da sé che il titolo è un autentico spoiler di quanto accadrà nel romanzo. Ma va ricordato che non sempre è importante il finale, bensì come ci si arriva. La tragedia annunciata è un meccanismo narrativo ben consolidato. Lo spettatore e il lettore seguono l’ineluttabile cammino del protagonista verso il suo destino conoscendone il punto di arrivo. Non è scopo della tragedia sorprendere il lettore con un finale imprevedibile, bensì quello di fare riflettere durante il compimento dell’arco narrativo. Non è importante il punto di arrivo, ma il viaggio compiuto e conoscere e comprendere perché un destino si compie.

 

Quella di Karl Glogauer è poi una forma estrema di viaggio, addirittura su di un prototipo di macchina del tempo, il cui obiettivo è identificato sin dall’incipit. Egli sbarca drammaticamente nel 28 d.C. in Palestina; un’epoca nella quale nessuno ancora contava gli anni avendo come riferimento la nascita di Gesù Cristo.

Il suo scopo è conoscere il Messia, seguirne la predicazione e la morte sulla croce, per avere una conferma delle sue tesi in materia religiosa.

Dall’arrivo nel passato all’epilogo della vicenda, Michael Moorcock ci conduce non solo in un affascinante ipotesi su come possa nascere un mito, ma anche dentro la psiche di un uomo, Karl, la cui vita è stata influenzata da gravi eventi e turbamenti, che cercando una soluzione ai suoi conflitti interni si troverà coinvolto in un destino di conflitti più grandi e devastanti che lo sovrasterà, inesorabile.

Karl Glogauer è a tutti gli effetti un proto Campione Eterno, anticipatore di molte tematiche che ricorreranno sia nelle produzione fantascientifica che, e in modo ancora più compiuto, nella fantasy.

Se quindi I.N.R.I. non ha ancora ben sviluppato molte tematiche, è tuttavia un romanzo che ha tanto da insegnarci e da non poter essere definito meno che un capolavoro.

Si può non condividere ciò che emerge dalla vicenda sulla figura di Cristo o ciò che i personaggi esprimono in merito alla religione in generale, ma un valore oggettivo del romanzo è la grande capacità dell’autore di raccontare una storia senza fronzoli, senza episodi e digressioni ridondanti, con la sola forza degli eventi, senza pesanti intromissioni del narratore, che c’è, ma non si vede.

 

Non mi interessa, lo dico chiaramente, entrare nel dibattito sulla presunta blasfemia del romanzo.

E’ una storia che si appoggia su un’altra storia, su altri personaggi, dei quali estrapola delle caratteristiche e altre ne inventa.

Il Giovanni Battista e gli Esseni, così come Gesù, Giuseppe e Maria del romanzo non sono quelli di cui ci parlano i Vangeli.

Non è un tentativo di rivelarci verità da sostituire alle credenze bensì una operazione che, mediante l’uso di personaggi e vicende storiche, persegue altri obiettivi narrativi che coinvolgono essenzialmente il protagonista del romanzo e la percezione del suo ruolo in un disegno complessivo.

Moorcock non pretende di dirci chi era veramente il Cristo, ma solo di raccontarci la storia di Karl Glogauer, anche mediante l’uso di efficaci flash back, o dovrei dire fast forward, dato che il destino del protagonista si compie nel passato.

Se Moorcock poteva usare altri personaggi storici anziché personaggi considerati “sacri” dipende molto anche del contesto in cui un romanzo viene scritto e dalla storia personale dello scrittore. Anche un non credente può essere affascinato dalla valenza dei personaggi di Bibbia e Vangeli e dalla potenza narrativa delle storie che questi libri raccontano, tanto da appoggiarsi alla loro valenza archetipica.

 

Narrazione allo stato puro insomma, nella quale sono i personaggi e la vicenda a costruire il “messaggio”, non l’esatto contrario. Non saggistica mascherata da romanzo, bensì una storia in grado di far scattare ragionamenti e riflessioni che vanno oltre la mera fruizione di un racconto, che rimane godibile e scorrevole, tanto che il libro si legge veramente tutto di un fiato. La relativamente ridotta foliazione è poi un’autentica lezione per chi è convinto che una buona storia necessiti per forza di 800 pagine per essere raccontata.

Da non perdere.

Recensione pubblicata anche su FantasyMagazine.

 

 

 

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Film: Capitan America – Il primo vendicatore

Supereroi, Captain America: The First Avenger, USA, 2011 – regia di Joe Johnston – scritto da Cristopher Markus , Stephen McFeely – con Chris Evans, Hugo Weaving, Hayley Atwell, Tommy Lee Jones, Stanley Tucci, Dominic Cooper, Sebastian Stan, Toby Jones – durata: 124 minuti – distribuito da Universal Pictures – giudizio: ***

Il Capitano è arrivato. L’Universo Marvel al cinema ha adesso il suo leader, “l’uomo che può dare ordini a un dio”, e lo farà nel prossimo film sui Vendicatori.

Ma per quello bisognerà aspettare quasi un anno. Nel frattempo possiamo goderci questo film diretto con mestiere da Joe Johnston, con un risultato che va oltre la dignitosa messa in scena, riuscendo ad essere uno spettacolo compiuto, con parti anche divertenti, inseguimenti e scene d’azione ben coreografate.

La trama è ormai nota. Siamo nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale. Il debole ragazzo di Brooklyn Steve Rogers vuole a tutti costi dare il suo contributo arruolandosi. Ma la sua gracilità non lo rende idoneo al servizio. Come ogni eroe destinato alla grandezza ha perso entrambi i genitori, a all’inizio della sua parabola incontra un mentore, che in questo caso è il Prof. Abraham Erskine, che gli propone di servire il suo paese in un modo diverso, arruolandolo nel programma Rinascita, orientato alla creazione di un super soldato mediante l’uso di tecnologie avanzate.

Siamo nel 1942, ma non nel “nostro” tempo. E’ un punto da chiarire subito. E’ un mondo ucronico e alternativo, nel quale non solo sono presenti manufatti di grande potere, ma anche capacità tecnologiche superiori. Erskine era stato infatti costretto a lavorare a un progetto simile in Germania, che aveva generato una versione malvagia del super Soldato, Johan Schimdt alias il Teschio Rosso, messo da Hitler a capo dell’Hydra, una divisione specializzata in tecnologie avanzate, coadiuvato dallo scienziato Armin Zola.

Anche negli USA esiste però una divisione simile, chiamata SSR, al cui comando c’è il Colonnello Chester Philips. C’è anche uno scienziato specializzato in tecnologie avanzate, Howard Stark, che sappiamo essere il padre di Tony, non ancora nato e futuro Iron Man.

Dopo aver superato la diffidenza di Philips, Erskine sceglierà, per le sue qualità morali, proprio Steve come suo candidato proprio Steve, sottoponendolo all’esperimento che lo renderà non un superuomo, ma un uomo al massimo delle potenzialità fisiche.

Com’è prassi il mentore morirà, ucciso da una spia dell’Hydra, portandosi nella tomba il segreto della formula del Super Soldato, rendendo Steve l’unico esemplare di questa genia.

Da qui a diventare Capitan America ne passerà un po’. Ci sono dei passaggi intermedi che sono il vero momento gustoso del film, quando non succede subito quello che ci si aspetta. Non vorrei dire molto, per non spoilerare. Il momento centrale non allunga inutilmente il brodo, ma è quello che fa la differenza tra un film di pura azione decerebrata e un film che all’azione mescola una adeguata struttura narrativa atta a giustificare con coerenza la crescita del personaggio.

Intrattenimento, ma ben fatto insomma. Ma non temete per il Capitano. Andrà incontro al suo destino, fatto di battaglie, di trionfi, ma anche di lutti. Chi conosce il fumetto sa che il nome Bucky non porta fortuna.

Fermandosi un attimo a valutare la struttura narrativa, analizzando gli schieramenti contrapposti se il Capitano ha a sua disposizione Howard Stark, e il Teschio Armin Zola, quello che fa la differenza tra i due è la loro capacità carismatica e attrattiva e il cast di alleati. Il Teschio Rosso ha un esercito spersonalizzato, di uomini senza volto dietro a una maschera, il Capitano può contare sul burbero Philips, che alla fine si rivelerà il classico pezzo di pane, sull’amore di Peggy Carter, sull’amicizia di Bucky, che “non segue il Capitano, ma il ragazzo di Brooklyn”, sulla devozione degli Howling Commandos, che tutto sono fuorché uniformati a una massa, hanno tutti un volto, un nome, e persino divise diverse. Il trionfo del Capitano è quindi quello dell’uomo, più che dell’eroe.

 

Lo spessore del cast aiuta a ben caratterizzare questa differenza. Tommy Lee Jones è convincente, Hayley Atwell non è solo bella ma anche molto brava e sono tutti ben calati nella parte Sebastian Stan (Bucky) e i vari membri del commando. Non che Hugo Weaving non faccia il suo dovere, ma Tobey Jones gli ruba la scena stavolta perché stavolta, dopo le prime sequenza “mascherato” da uomo, Weaving non riesce a uscire dalla maschera del Teschio, forse anche per colpa di una sceneggiatura che ha la sua unica grossa pecca proprio nella frettolosa definizione di Johann Schmidt. Neanche di Armin Zola sappiamo molto, ma l’eccezionale versatilità di Jones (che ricordo come uno strepitoso Truman Capote in Infamous), dona al personaggio una presenza scenica superiore nonostante la sua minore fisicità.

Che dire di Chris Evans? E’ ben calato nella parte ma ha i suoi oggettivi limiti. Ha il fisico del ruolo e stavolta è diretto meglio che in Fantastici Quattro, ma temo che appena sarà accanto a Robert Downey JR. verrà eclissato. Peccato perché nei fumetti il vero leader carismatico è Steve Rogers, non Tony Stark. Vedremo cosa riuscirà a fare Joss Whedon.

A proposito di Stark, Dominic Cooper, l’attore chiamato a interpretare il padre di Tony da giovane, fa bene il suo lavoro, ma è da denuncia l’idea di renderlo quasi un clone di R. Downey Jr.. Spiacenti, sarebbe stato meglio differenziare i personaggi.

 

Sotto l’aspetto tecnico nulla da eccepire. Una ottima ricostruzione d’ambiente per quanto posso capire, con degli anni ’40 nei quali però gli anacronismi hanno un senso logico, viste le premesse iniziali. Sono gli anni ’40 del Marvel Universe, lo ripeto.

Effetti speciali veri e credibili, con un 3D che oscura il lavoro di fotografia di Shelly Johnson, che però non ha pretese artistiche. Dimenticatevi la sgranata fotografia del Soldato Ryan insomma.

Sono indeciso se considerarlo inutile o non invasivo il ruolo della terza dimensione. Non è infatti necessario che gli oggetti ci vengano contro per considerare “utile” il 3D, ma che restituisca una impressione di tangibilità dello spettacolo che si ha davanti. E questa sensazione talvolta si prova, non sempre è così palese, come per esempio per gli ottimi titoli di coda, dove le belle immagini stile manifesto propagandistico sembrano quasi afferrabili.

 

Buono è il lavoro sulla colonna sonora di Alan Silvestri, con una canzone che resta impressa per più qualche minuto dopo la proiezione, anche se manca un “tema” del Capitano che sia memorizzabile e distinguibile per essere considerata ottima. In effetti c’è da notare che dopo Spider-Man, sembra sia tramontata l’idea del tema riconoscibile sin dalle prime battute. Saranno forse cambiati i tempi, ma se dopo tanti anni basta sentire poche note per evocare Superman, Batman, l’Uomo Ragno, Darth Vader o Ritorno al Futuro (giusto per citare una memorabile prova di Silvestri), l’idea di tornare a questo modo di concepire la colonna sonora non è da scartare.

 

 

Piccola curiosità, ho atteso in sala fino alla fine dei titoli di coda, ma la scenetta di raccordo stavolta non c’è stata. Non so dire se nella versione che ho visto, in originale con sottotitoli, tale scena sia stata montata prima dei titoli di coda oppure sia stata semplicemente tagliata. Spero di no.

Quando rivedrò il film in italiano, nella versione ufficialmente distribuita saprò se i Marvel Studios hanno interrotto questa tutto sommato simpatica tradizione.

In conclusione lo spettacolo e il divertimento sono comunque garantiti con Capitan America: Il primo vendicatore.

In ogni caso, anche senza scenetta finale, dopo i titoli di coda ci viene fatta una promessa ben precisa: Capitan America tornerà in The Avengers.

Recensione pubblicata anche su Fantasy Magazine.

 

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19 luglio 1992

Non me lo sono dimenticato.

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La notte della rete

Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all’informazione, e fra qualche giorno un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero – da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! – in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c’è tempo da perdere. La prossima settimana l’Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell’Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l’appello a tutti!

Potete anche

  • se siete blogger scrivere un post, usando il logo che vedete qua sopra e riportando tutti i link, e diffondetelo più che potete tra quelli che conoscete;
  • andare alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firmare e diffondete la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipare e invitare tutti i vostri amici a “La notte della rete“: 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.

 

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Douglas Adams a teatro

In scena fino al 29 giugno 2011 L’Universo, molto probabilmente! al Teatro Oscar di Milano, uno spettacolo omaggio al padre della Guida Galattica per gli Autostoppisti.

Il cast dello spettacoloLa prima stagione di PACTA. dei Teatri interamente in seno al Teatro Oscar di Milano si conclude con: L’Universo, molto probabilmente! in programma dal 15 al 29 giugno 2011, una produzione PACTA ideata e diretta da Riccardo Magherini in scena accanto a Vanessa Korn e Marco Pezza (che è anche assistente alla regia) per un omaggio a Douglas Adams, nell’ambito di ScienzaInScena — il ciclo di spettacoli legati alla scienza e alla matematica. Lo spettacolo è coadiuvato dalla proiezione di video e immagini a cura di Ino Lucia.

La sinossi. Da sempre l’uomo si interroga sul mistero dell’universo, sulla nascita della vita e sulla creazione, ma che cosa accade quando la scienza incontra l’umorismo ed esplora l’universo con il gusto per l’ironia e il paradosso? L’Universo, molto probabilmente! nasce proprio con questo spirito e, come spiega Riccardo Magherini, “giocando proprio con quell’Universo, così poco ‘scientifico’, si propone qui uno spaccato esilarante dell’uomo nell’infinito mondo ultraceleste, uno scherzoso argomentare ‘smatematico’ come ama dire l’amico Maurizio Pisati, per provare ad intuire altre strade e intanto alleggerire il percorso”.

E queste stesse suggestioni “smatematiche” hanno ispirato anche il lavoro di Maurizio Pisati che ha composto le musiche originali dello spettacolo, seguendo un percorso creativo inconsueto e in totale libertà, come scrive lui stesso descrivendo come nasce la sua musica di scena: “spuntano suoni vaganti, musiche in forme diverse, songs dai testi minimi che potrebbero essere parentesi o cancellature di altri testi, tutto perso nello spazio di un calcolo. Eppure, alla fine, è una musica di proporzioni adeguate, in spazi non privi d’aria, non sospesi nel vuoto, nelle infinite dimensioni della vibrazione sonora. In due parole: un’acustica che recita, per un attore acustico”.

Informazioni
Teatro Oscar, via Lattanzio 58, 20137 Milano
MM3 — Staz. Lodi T.I.B.B. | Tram: linea 16 Fermata Tito Livio — Lattanzio | Filobus: linea 92 — Fermata Umbria — Comelico
Informazioni: tel: 02 — 36503740 | e-mail: infoteatro@pacta.org — biglietteria@pacta.org
Orari spettacoli: MART-SAB 21 | DOM ore 17
Orari biglietteria: LUN-SAB: 16.00-19.00 e 19.30-21.00 l DOM dalle 15.30 a inizio spettacolo
Costo biglietti: Intero €24 | Ridotto e Convenzioni €18 | Under 25/Over 60 €12 | CRAL e gruppi €10 (min 10 persone) | Prevendita €1,50 — ABBONAMENTI: OSCAR 9 spettacoli 80€ — AMICI DI PACTA 5 spettacoli a 55€

Notizia pubblicata anche su: http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/15332/douglas-adams-a-teatro/

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Bacia la pioggia

E’ da poco uscito il romanzo di esordio di Tommaso Zanna Nuti intitolato “Bacia la pioggia”, edito da Gds Edizioni. È in vendita su ibs.it e su www.colibrigds.com.

La sinossi
Gli anni ´80. Gli anni del trash, “definiti da alcuni addirittura come il medioevo della musica”, anni di lustrini e di apparenza fine a se stessa. Anni difficili da dimenticare. Anche per chi, come Francesco, adolescente cresciuto nel decennio successivo, non li ha vissuti direttamente. Scaraventato nel mondo della radio di fine anni ´90, “troppo giovane per ricordare il vinile, fra gli ultimi a usare le cassette, fra i primi a usare i cellulari ma ancora non del tutto abituato agli mp3″, Francesco avrà il suo battesimo del fuoco nell’incontro con Diamante, una manager che invece gli anni ´80 li ha vissuti fin troppo bene. Uno scontro generazionale dove Francesco cercherà di carpire i segreti del mondo dello spettacolo dall’amicizia con la trasgressiva promoter, e attraverso la musica di una ex celebrità eighties, dall´improbabile nome d´arte di “Artista Rock”. Finchè i due ruoli non si capovolgeranno sotto la pioggia battente del finale. Una pioggia che è anche simbolo dell´età che avanza, e che scioglierà tutti insieme i trucchi trasgressivi dei patetici nostalgici dell´ “epoca” ’80.

Prefazioni di Lisa Santi e Christian Vertucci.

L’autore
TOMMASO NUTI – è nato a Bologna il 25 Dicembre del 1979. Vive e lavora a Firenze. È autore per radio e spettacoli di cabaret, speaker, fonico, dj. Ha collaborato con villaggi turistici come animatore e come fonico per diverse emittenti toscane (Tuttoradio, Controradio, Radio Planet, Radio Toscana). Dal 2007 al 2009, con il nome d’arte di “Zanna”, realizza per la webradio di Sandro Veronesi Radio Gas alcuni programmi musicali, sportivi, e la trasmissione comica “Spaghetti 12 Km” insieme a Lisa Santi, di cui è anche autore. Da Gennaio 2011 conduce su Radio Azzurra 88 Rete Liguria e sulla webradio Radio Stonata lo spazio del mattino “Ridammi la radio”. “Bacia la pioggia” è il suo primo romanzo. Il suo blog è specchiogrimorio.blogspot.com

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Mi serve il vostro aiuto

Ricevo da Tecla Dozio e pubblico.

Quando l’11 maggio sono stata allo SpazioMercury per la presentazione del nuovo romanzo di Massimo Carlotto “Alla fine di un giorno noioso” (E/O) ho avuto un’illuminazione. Ho pensato che  la In diretta videostreaming su www.spaziomercury.it potrebbe essere il futuro delle presentazioni.
Perché?
Perché permette di fare una presentazione con, più o meno, lo stesso pubblico che ci sarebbe in libreria.
Perché lo SpazioMercury è bellissimo e accogliente.
Perché permette di collegarsi con persone in tutto il mondo in streaming e permette loro di intervenire direttamente.
Perché ci permette di presentare anche i nostri splendidi autori che  non gravitano attorno Milano e che sono, quasi sempre, penalizzati.
Per questo ho convinto Veronica a provarci anche se, per una piccola casa editrice come la Todaro, il costo è abbastanza alto.
Adesso mi serve il vostro aiuto.
Aiutatemi a diffondere l’iniziativa, per favore.
Condividete sulle vostre bacheche.
Scrivete  ai vostri amici.
Coinvolgete le vostre mailing list.

Intervenite numerosi, comodamente seduti sulle vostre poltrone, formate gruppi di ascolto. Non ve ne pentirete.

Marcello Fois  e Tecla Dozio presentano:

“Oro, incenso e mitra”  di Massimo Marcotullio
(Todaro Editore)

Chi abita a Milano e dintorni, mercoledì 15 giugno dalle ore 21.30, ci trova qua:
SpazioMercury
Via Thaon de Revel, 21 – Milano

È abbligatoria la prenotazione - info@spaziomercury.it – tel. 02 36571080

Il resto del mondo ci trova qua, sempre mercoledì 15 giugno alle 21.30.
http://www.spaziomercury.it e può intervenire.

Voglio ringraziare, anche pubblicamente, Marcello Fois che ha deciso di appoggiare questa mia folle iniziativa. Grazie anche a Sergio Ferrentino per la disponibilità e a Vanessa.

Sto anche cercando di prepararvi una grande sorpresa, non so se ce la faccio, ma ci sto provando con tutte le mie forze.
Tecla


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