wilecoyoteE da qualche tempo che mi frulla un pensiero in testa.
Non posso negare il momento di crisi economica. Ma daltra parte mi chiedo: che devo fare? Chiudermi in un buco aspettando che passi?
Lottimismo indefesso è fuori luogo. Non basta invocare la ripresa dei consumi, con la faciloneria con la quale lo fanno i nostri governanti. Ma mi chiedo se esistano altri modi di approcciare il problema che non siano quelli di un pessimismo ancora meno ragionato.
Sono arrivato alla quarantina, in discreta salute, e sono nel pieno della mia vita lavorativa, con una aspettativa di vita ancora buona (scongiuri). E quindi mi sento obbligato a mettermi in gioco ogni mattina. Dovrò pure far passare il resto dei giorni che mi aspettano da qui alla fine no? E allora tantovale farlo al meglio delle mie possibilità.
Quindi mi sento obbligato a pensare che, nonostante il momento sia negativo, e non solo per laspetto economico, la mia storia personale vada in controtendenza rispetto alla media generale. Solo per il semplice fatto di doverla fare questa maledetta spesa ogni giorno. Non dico per altro.
Ogni tanto mi sento come Wil Coyote, che comunque ogni mattina a caccia del Road Runner ci doveva pur andare.
E anche sul fronte politico. Chi cè al governo non mi soddisfa. Bene. Ma non posso trattenere il fiato nellattesa di un cambiamento. Cè troppo da fare perchè questo possa avvenire.
Da qui la riflessione, di una banalità sconcertante, lo ammetto, che forse la somma di tante controtendenze singole possa un giorno fare la differenza. Non ho ricette macroeconomiche, o di massimi sistemi. Ma il macrosistema è fatto di milioni di microsistemi, ossia tutti noi, ai quali tocca ogni giorno alzarci la mattina e andare a guadagnarci la giornata.
Milioni di condannati allottimismo possono fare un sistema ottimista? Non lo so.
Ditemelo voi se vi va.

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