Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.

Libri: Il bibliotecario

Mikhail Elizarov, Il bibliotecario (2008) - FANTASTICO - Atmosphere Libri - 2011 - traduttore: Simone Guagnelli - pagine 240 - prezzo 19,00 euro

Pseudo scrittore e tanti pseudo biblia in questo romanzo russo ai confini del fantastico. Lo scrittore dimenticato Dimitrj Gromov è autore di libri il cui potere non è solo quello, a noi noto, di suggestionare e di affascinare i lettori. C'è di più. I libri di Gromov, all'apparenza novelle scritte con enfasi e sentimentalismo, con una prosa lirica e altisonante, sono capaci di scatenare nei lettori dei poteri che possono renderli più che umani. Memoria, sopportazione del dolore, forza fisica possono ampliarsi oltre ogni limite.

Intorno a questi volumi si aggregano quindi gruppi di lettori, che imparano a conoscere i volumi con titoli diversi da quelli in precedenza noti. Titoli che chiariscono le potenzialità dei volumi, come il Libro della Forza, il Libro della Potenza, il Libro della Sopportazione e, libro dei libri, il Libro del Significato.
I gruppi, però non vivono in pace e in armonia, bensì fanno in realtà parte di un mondo parallelo, nel quale le biblioteche e le sale di lettura che possiedono gli ambiti volumi sono nascoste dietro facciate di associazioni di comodo.
E non mancano gli scontri tra i vari gruppi, vere e proprie sette, ognuna dotata del suo codice e linguaggio iniziatico. Non manca una sorta di regolamento comune di questi scontri, che disciplina luoghi e armi da usare.
In questo mondo parallelo precipita a un certo punto il giovane Aleksej, quando dalla natia Ucraina arriva a Mosca, in seguito alla morte dello zio dal quale eredita la biblioteca di cui era titolare.
Aleksej si ritroverà coinvolto suo malgrado in questi giochi mortali, costretto a prendere decisioni estreme per sopravvivere.

Non c'è solo il racconto di questo mondo secondario però nel romanzo.
L'immaginario scrittore Gromov è vissuto in piena era sovietica, epoca nella quale giovane protagonista è nato, per poi trovarsi, nel bel mezzo della sua formazione, in piena Perestrojka, mentre la vicenda in cui si trova ora coinvolto è ambientata in quel mondo di transizione che in un certo senso è ancora oggi l'ex Unione Sovietica.
Aleksej ha vissuto, nella pur breve prima parte di vita, tutto il senso di spiazzamento di chi è nato con alcune certezze, e nel corso della sua vita le ha viste crollare. L'esperienza che vivrà nel suo nuovo mondo non gli è quindi estranea. Dovrà quindi disimparare quanto appreso nella sua vita precedente e imparare cose nuove, creandosi nuovi punti di riferimento, imparando a vivere senza certezze.

Dopo queste premesse ci potrebbe aspettare una lettura impegnativa. Invece l'agile prosa del romanzo ci porta senza fatica a scoprire il perché di tante lotte senza quartiere e il come e se il giovane Aleksej reggerà il peso dell'eredità dello Zio. Tante domande troveranno risposte in una lettura appassionante che non vorreste che finisse, nonostante l'insano impulso di girare ogni pagina per sapere cosa succederà nella successiva.
E' una esperienza di lettura totalizzante e immersiva. Un volume coinvolgente e appassionante. Un atto di amore verso il potere dei libri e della lettura.

Recensione pubblicata anche su http://www.fantasymagazine.it/libri/15779/il-bibliotecario/

 

Film: Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno

The Dark Knight Rises, Stati Uniti, Gran Bretagna, 2012 - regia di Christopher Nolan - scritto da Jonathan Nolan, Christopher Nolan (su un soggetto di Christopher Nolan e David S. Goyer basato sui personaggi creati da Bob Kane e Bill Finger) - con Christian Bale, Michael Caine, Gary Oldman, Anne Hathaway, Tom Hardy, Marion Cotillard, Joseph Gordon-Levitt, Morgan Freeman - durata: 165 minuti - distribuito da Warner Bros. Pictures

 

Dopo Il Cavaliere Oscuro, secondo film della trilogia di Christopher Nolan, le aspettative per questo terzo e conclusivo capitolo erano e sono altissime. La struttura narrativa del film rischia inevitabilmente di fare mettere a confronto l'ultimo film con il precedente, ma preferirei evitare.

Il progetto di Nolan è però chiaro. Quella che ha messo in scena è una tragedia in tre atti, con vari temi affrontati, dalla vendetta alla profonda differenza tra legge e giustizia, passando per il racconto della tragedia umana di Bruce Wayne, che indossa la maschera del giustiziere per espiare il senso di colpa dovuto alla morte dei genitori, dei quali si rende responsabile. Il terzo capitolo aggiunge altri temi a questo racconto, che è casualmente interpretato da personaggi che si chiamano come quelli del fumetto Batman.

Come un bambino che prende le sue action figures e fa interpretare loro delle storie, Nolan non ha narrato una precisa storia tratta dalla lunga vita editoriale del personaggio, ma oltre ad avere usato come maschere i vari personaggi, ha anche attinto ad alcuni di quei momenti per il racconto. Da Year One a The Dark Knight Rises fino a Knightfall (gioco di parole che indica sia la “caduta del cavaliere” ma anche data la pronuncia inglese “il calare della notte”).

Sono passati otto anni dagli eventi del secondo film. La grande bugia concordata da Batman e James Gordon (Gary Oldman) ha consentito alla città di sfuggire alla morsa del crimine organizzato, consentendo un periodo di prosperità senza pari. La commemorazione del giorno della morte di Harvey Dent è addirittura una festa per la città, che ricorda con devozione il suo più grande eroe, e con disprezzo colui che ritiene il suo assassino: Batman.

Gordon nasconde tutto il peso di quella verità, che vorrebbe rivelare al mondo. Nonostante la sua promozione a Commissario, è stato abbandonato dalla famigla, ed è sempre a un passo dal fare la grande rivelazione, che ha scritto di suo pugno, in una lettera che nessuno dovrebbe leggere mai.

Bruce Wayne (Christian Bale) dal canto suo dopo aver abbandonato la maschera di Batman, si è rinchiuso nel suo dolore per la perdita dell'amata Rachel, e vive in una zoppicante misantropia in una ala della Villa Wayne, senza vedere nessuno tranne la servitù.

In realtà nell'apparente pace di Gotham se tante sembrano le luci, i fasti e i sorrisi, molte sono le ombre. Molti si sono adagiati sugli allori, godendosi troppo il momento di pace. Le Wayne Enterprises stanno colando a picco per investimenti sbagliati e l'apparizione della ladra Selina Kyle (Anne Hataway, mai chiamata Catwoman in tutto il film), che deruba come un pivello il bolso Bruce Wayne della collana della madre e delle sue impronte digitiali, sembra essere l'inizio di un complotto che ha lo scopo di metterlo in ginocchio.

A manovrare contro Gotham è il cattivo annunciato, ossia Bane (Tom Hardy), che cerca di dissimulare i suoi propositi nichilisti con risibili motivazioni, come l'indignazione dei poveri nei confronti dell'alta finanza. In realtà è un delinquente, bravo a menare le mani, che recita come un pupazzo dei dialoghi improbabili. Probabilmente è un effetto voluto, visto che non solo Bane dietro la sua facciata da Masaniello d'oltreoceano ha un piano criminale, ma ha anche un burattinaio dietro le quinte.

Il Batwing

Due topoi classici della narrazione supereoistica come la “fall from grace” del protagonista, e l'”attacco alla città”, si mescolano quindi in una trama densa, pure troppo, nella quale non mancano scene da puro orgasmo nerd, come l'apparizione del Batwing, che rubano la scena a una Catwoman che vorrebbe essere erotica, ma che ha il volto della amica carina, della quale in teoria sei innamorato, ma alla quale alla fine non hai mai dichiarato il tuo sentimento, perché in fondo non ti piaceva abbastanza.

Tra confronti anche e soprattutto verbali (non è che poi i cazzottoni siano così tanti nel film), inseguimenti, esplosioni e situazioni di pericolo gli oltre 160 minuti del film scorrono. Quello che manca è il “prestige” a cui ci ha abituato (dovrei dire viziato) Nolan, quell'improvviso ribaltamento di prospettive, quel momento in cui ti rendi conto che pensavi di avere capito tutto e invece non avevi capito niente.  Trama e personaggi seguono l'arco narrativo intuito all'origine, fino alla fine. Non credo di avere avuto particolari intuizioni a capire dopo un paio di battute il ruolo nella vicenda del poliziotto Blake (Joseph Gordon-Levitt) o della miliardaria Miranda (Marion Cotillard). Ho la netta sensazione che Nolan urli allo spettatore il destino dei personaggio, come un antico tragediografo greco, il cui scopo non è sorprenderci con un colpo di scena, ma ammaliarci con il racconto di come la tragedia si compie.

Il declino economico delle Industrie Wayne che coincide con il declino morale della città è uno degli argomenti del film. L'orfanotrofio non ha più le necessarie sovvenzioni, pertanto i fondi che dovrebbero aiutare gli orfani, una volta raggiunti i sedici anni, ad inserirsi nel mondo, sono esauriti, così gli ex bambini diventano ladri, unendosi all'esercito sotterraneo di Bane, o poliziotti, come il giovane Blake, che però conserva ancora una certa ingenuità fanciullesca. E questo rimanda a un altro argomento che sembra stare a cuore a Nolan.

Sono infatti i più “innocenti” a venerare il mito di Batman, e sono gli innocenti, udite udite, ad avere capito, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, chi sia veramente. Curioso il fatto che solo bambini e cattivi comprendano una verità così ovvia, avvalorata tra l'altro dalla contemporanea sparizione dalla scena pubblica di Batman e Wayne.

D'altra parte sarà in un altro momento cruciale del film che proprio attingendo alla parte più fanciullesca della sua anima che Wayne comincerà la sua risalita (non solo metaforica!), che lo metterà poi nelle condizioni di affrontare e sconfiggere i suoi demoni e i suoi avversari.

I personaggi principali di Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno

Sembra quindi che Nolan accosti, anche a costo di rimanere nello stereotipo, l'infanzia all'innocenza. E come un bambino sembra che Nolan adori i poliziotti, visto che anche loro vivono nel mito di Batman tanto quanto gli infanti. Tanto che sono riluttanti a buttarsi al suo inseguimento e lo fanno solo per ubbidire agli ordini dei superiori.

Bambini innocenti e poliziotti buoni che mangiano ciambelle. È questa l'America di Nolan? La bandiera statunitense strappata sventola in alcuni momenti cupi, ma è ancora per il regista londinese un simbolo di speranza? Forse no, visto che questi innocenti subiranno il peggiore dei pericoli proprio da quell'esercito che dovrebbe proteggerli.

Si perché comunque Nolan buttà lì, urlato e sottolineato, un altro interessante tema, che poi si ricollega alla contrapposizione giustizia-legge. Le organizzazioni sono un vincolo o un aiuto?

La risposta non è univoca. Gordon è uomo di organizzazioni, non un solitario. Ma altri personaggi, e non solo Batman, sentono che il muoversi in gruppo li lega, anche se poi hanno bisogno di alleati. Il tema è interessante peccato Nolan lo svolga in modo didascalico.

D'altra parte non ci sono intenzioni sottili nel film. Sottotesti in filigrana. Anche gli argomenti che evidenzio hanno lo scopo di caratterizzare i personaggi, l'ambientazione, e di fornire spunti per la costruzione di una storia che più che con il secondo film, ha molto in comune con il primo, visto che ne riprende in modo deciso parecchi fili pendenti.

Il fronte della coerenza narrativa scricchiola un po' in alcuni punti, e spero che non sia dovuto all'orribile doppiaggio, perché francamente la spiegazione di come uno dei personaggi ha capito che Batman Wayne siano la stessa persona è tirata per i capelli.

La perizia tecnica, la fotografia e il montaggio rendono tecnicamente il film una festa per gli occhi e se dimentichiamo la significatività e la universalità del secondo episodio, riusciamo a incasellare questo film nel suo giusto posto, ossia un buon prodotto di genere, il cui ritmo non annoia, da vedere assolutamente in sale cinematografiche tecnicamente all'avanguardia.

Archiviata questa trilogia, che contiene al suo interno uno dei film più belli della storia del cinema, Nolan potrà ritrovare lo stato di grazia che ha avuto anche in Memento, Inception o The Prestige. Per il capolavoro ci saranno altre occasioni.

Robot 66. Fantascienza e Fantasy Separati in casa?

Stavolta vi parlo di un mio articolo sulla rivista Robot, più esattamente per il numero 66, da poco disponibile sul Delos Store. Già pubblicai qualche tempo sulla stessa rivista un articolo su Fantascienza e Matematica (n. 57) , un breve intervento sulla presunta "morte della fantascienza" (n. 58) e l'intervista a Michael Moorcock (n. 59).

Ora torno con un articolo inserito nella rubrica voluta da Silvio Sosio, succeduto nella curatela della rivista al compianto Vittorio Curtoni, denominata "Polemiche", il cui titolo è: Fantascienza e Fantasy, separati in casa?

In quarta di copertina Silvio accenna all'articolo, definendolo, "la velenosissima polemica sui rapporti tra Fantascienza e Fantasy".

Chi mi conosce sa che sono velenoso quanto una biscia d'acqua, ma in effetti la domanda del titolo è provocatoria. Per sapere come la penso l'invito è ovviamente quello di acquistare una copia della rivista sul Delos Store.

In tutta franchezza però ci sono motivi un po' più corposi per acquistare la rivista. Se siete veri appassionati, un numero con un racconto inedito di Neil Gaiman (ti piace vincere facile Silvio, eh?), si dovrebbe vendere da solo. Se ciò non bastasse,  a livello personale raccomando il bel racconto di Enrica Zunic, una scrittrice di razza, mica una perditempo come me. Sempre parlando di professionisti, tutti da godere sono i racconti di Franco Forte e Vittorio Catani e Maurizio Viano. Da non trascurare il racconto vincitore del premio Nebula scritto da Ken Liu. Last but not least, Andrea Stefano Noventa e Marco Migliori, che saranno pure giovani autori emergenti, ma quanto a qualità dei racconti non temono confronti.  Poi a ognuno i propri gusti, voi avrete già capito i miei racconti preferiti della rivista.

Il fronte saggistico non si esaurisce certo con il mio articolo. Anzi sicuramente l'articolo di Salvatore Proietti, SF Italiana nel terzo millennio, diventerà un punto di partenza per chiunque voglia approcciare con un minimo di prospettiva storico/critica la fantascienza del nostro paese. E poi ancora l'intervista a Paul Di Filippo, le rubriche di Vittorio Catani, Giuseppe Lippi, Giorgio Betti e Claudio Leonardi, e un bellissimo articolo di Paolo Aresi su un personaggio controverso, ma fondamentale nella storia del XX secolo, Wernher Von Braun.

La bella copertina è di George Grie e le efficaci illustrazioni interne sono di Giacomo Pueroni e Zaex Starzax.

Insomma, i motivi per acquistare la rivista sul Delos Store sono ben altri che la presenza del mio articolo, del quale però ammetto senza falsa modestia che sono contento, per cui mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i lettori.

Il meccanico quantistico

Sono molto lieto della pubblicazione di un mio racconto di fantascienza sullo speciale narrativa della rivista Delos SF. Il titolo è Il meccanico quantistico e non voglio dire altro, salvo che sono molto lieto della pubblicazione, ma anche del contesto nella quale avviene, ossia un numero speciale nel quale tutti gli autori sono legati alla rete e a Internet, e alcuni di questi autori sono romanzieri noti, vincitori di premi. La mia attività di scrittura è per lo più giornalistica e saggistica, pertanto continuo a considerarmi un dilettante della narrativa. Spero che questo nuovo racconto divertirà i lettori quanto io mi sono divertito a scriverlo.

Scrive il curatore Carmine Treanni: "Alcuni sono blogger e giornalisti web, altri hanno fondato riviste nate sulla Rete, altri scrivono webseries, altri ancora hanno fondato case editrici che si occupano di editoria digitale. Insomma sono tutti scrittori di fantascienza e proiettati anche nel futuro dell’editoria digitale."

L'antologia si chiama Improbabili Universi, e presenta nomi di autori molto attivi come Giuseppe Cozzolino, Giovanni De Matteo, Arturo Fabra, Marco Milani, Michele Nigro, Luigi Pachì e Francesco Troccoli.

La copertina è di Tiziano Cremonini.

Il numero 146 di Delos è leggibile gratuitamente online all'indirizzo www.fantascienza.com/magazine/delos/146/.  È anche disponibile il pdf da scaricare (solo per i soci Delos Books) e la versione cartacea sul Delos Store.

Mala Suerte, di Marilù Oliva

È uscito per Elliot edizioni il nuovo romanzo della scrittrice bolognese Marilù Oliva, Mala Suerte, terzo capitolo della trilogia noir che vede come protagonista Elisa Guerra, detta La Guerrera, investigatrice improvvisata, eterna ragazza appassionata di salsa, mojito e Divina Commedia.
Esiste la Fortuna? Esiste il Destino? Elisa Guerra, detta La Guerrera, giura di no, anche se tutto concorre a farle credere che un dio dispettoso stia complottando contro di lei.

In una Bologna notturna viene compiuto un omicidio: la vittima è stata derubata e uccisa con una modalità inusuale: avvelenamento da cloroformio.
L’ispettore Basilica intuisce che la responsabilità è da collegarsi a una baby gang di latinos e italiani e subito coinvolge La Guerrera come consulente speciale in grado di addentrarlo nella comunità ispano-americana che gravita intorno ai locali notturni di salsa. A questo punto, un nuovo omicidio si lega al primo attraverso il cloroformio e le indagini si intersecano. La Guerrera sonda negli ambienti salseri della città, avvalendosi della propria preparazione scientifica – sta completando la tesi per laurearsi in criminologia – nonché delle frequentazioni “speciali”, ad esempio quella con il giovane e aitante cubano con cui ha intessuto una relazione sessuale.
Mentre la sua migliore amica Catalina mescola i suoi tarocchi e la Commedia di Dante ritorna a dare provvisorio conforto, tra sigarette, bottiglie di rum e patatine, La Guerrera fa capoeira e combatte in jeans, si ostina, cade, si rialza, cerca rifugio nei sensi, persegue un ideale personale di giustizia che cozza col mondo buio che la circonda.
Turbata dalla tensione con l’ispettore Basilica – che vedrà un’inaspettata evoluzione – e da un nodo mai sciolto del passato che torna su di lei, Elisa farà allora quello che le riesce meglio: lottare, anche fino alla morte...

Marilù Oliva
Vive a Bologna. Insegna lettere alle superiori e scrive. Ha pubblicato racconti per il web e testi di saggistica, l’ultimo è uno studio sulle correlazioni tra la vita e le opere del Nobel colombiano Gabriel García Márquez: Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo (CLUEB, 2010). Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, Sugarpulp.
Mala Suerte completa la trilogia salsera di Marilù Oliva, dopo ¡Tú la pagarás! (Elliot 2011), finalista al Premio Scerbanenco, e Fuego (Elliot 2011).
Il sito dell’autrice è www.mariluoliva.net.

L'anteprima del romanzo su Carmilla.

Hanno detto di Marilù Oliva:

¡TÚ LA PAGARÁS!

«Un incrocio tra thriller, musica e danza, un racconto giostrato con abilità»
Ermanno Paccagnini, Corriere della Sera

«Frammenti di verità sociali poco dette come nei gialli migliori, frullate in una storia movimentata da azione, ironia, indagini e parentesi rosa»
Maurizio Bono, la Repubblica

FUEGO

«Marilù Oliva è sicura, piena di ritmo, aggressiva come la sua protagonista Elisa Guerra»
Brunella Schisa, il Venerdì

«Quel che importa in questo romanzo è la verità dello spaccato di vita che esce dal libro. La aspettiamo volentieri alla prossima avventura»
Giovanni Pacchiano, Il Sole 24 Ore

«Una scrittura sempre precisa e incalzante»
Flavia Piccinni, Il Riformista

«Ti affezioni così tanto a Elisa Guerra che alla fine la vorresti come amica»
Marta Cervino, Marie Claire

«Nel piccolo firmamento al femminile del giallo italiano brilla la stella di Marilù Oliva»
Diego Zandel, La Gazzetta del Mezzogiorno

Marilù Oliva, Mala Suerte
Elliot Edizioni - Collana Scatti - Pag.255 - Euro 16,00
ISBN: 9788861922846

 

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