Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.

Next 17

Comunico che è uscito la iterazione numero 17 di NeXT, la fanzine, ma io direi ormai la vera e propria rivista, organo del movimento Connettivista (rima involontaria).

Per la rivista curo una rubrica sul fumetto, Nuvole di Pixel. Vi lascio al comunicato stampa che mi ha mandato il mio amico Zoon.

Comunicato

Le vie estreme. Le vie che percorre da sempre il Connettivismo, locate tra i vari punti cardinali della cultura e dell’estrapolazione cerebrale, e psichica, su cui il Movimento compie le sue escursioni.

Lontani, quindi, dalle esternazioni pop che s’insinuano spesso nel tessuto delle sperimentazioni, noi di NeXT abbiamo cercato di confezionare un prodotto ricco di spunti cerebrali estremi, da qualsiasi punto di vista possibile, e il risultato è quest’iterazione 17 che, a dispetto del numero ritenuto dalle parti italiane scalognato, mostra una vitalità e capacità reattiva (lo so, non dovremmo dirlo noi, ma lasciatecelo affermare) davvero esaltante.

Prima di illustrare i contributi di questo numero, una piccola annotazione tecnica: se leggerete su cartaceo, non vi accorgerete (se non per la sottolineatura) che i link contenuti sono diventati attivi; per apprezzarli avrete bisogno della versione per iPad (e presto anche per Android) scaricabile da Ultima Kiosk (http://www.ultimakiosk.it/), edicola digitale della Simplicissimus Book Farm su cui NeXT è già presente con tutti i numeri precedenti che, però, non hanno i link attivi per motivi tecnici.

Per i contributi cominciamo, per una volta, dalla fine: dall’illustratore Alessandro Bavari (http://www.alessandrobavari.com), che ha prestato entusiasta i suoi lavori per i fini di NeXT e a cui va il nostro (e credo proprio anche dei lettori) corposo ringraziamento. Capirete bene come la presenza di Alessandro sia sinonimo (e foriera) di qualità elevatissima, l’ennesima pietra miliare per il Connettivismo. Ringraziamenti anche ad Alazif e Xabaras per il determinante aiuto dato nell’editing e aPedram Anvarypour per l’impaginazione.

E ora, è il momento dei contributi scritti.

7di9 è il curatore perfettamente rodato delle rubriche INTERAZIONI e FRAME, dove ci dà la cronologia degli eventi connettivisti e gli spunti catalizzatori delle speculazioni cerebrali del Movimento; X torna con la sua rubrica TEMPI MODERNI e c’illumina un po’ sulla meccanica quantistica e non solo, parlando anche di mondi paralleli.

Kosmos, invece, inaugura le sue collaborazioni con NeXT (pur essendo connettivista da lunga data) con la nuova rubrica HOLYSTOLK, dove indagherà le connessioni olistiche e tolkeniane che toccano le corde del sacro; Manex, dal suo canto, continua a perlustrare i territori del fumetto, facendoci un esaustivo resoconto su cosa sia adesso il mondo dei comics con l’avvento del digitale e dei tablet, e degli eReader.

L’angolo dei versi è riempito ben bene da pykmil e da Ubi, e da me, mentre nella rubrica FOCUS fa il suo esordio Know, che ci illustra con poesia e sapienza la sua percezione dei connettivisti come traghettatori dell’umanità verso il futuro. Su ZOOM c’è Dottore in Niente che amplifica magistralmente un precedente intervento edito sul suo blog, portandolo al parossismo:La morte ai tempi del postumano. Poi ci sono i racconti, sei, tutti potentissimi e tre di questi vincitori di premi letterari: si comincia da Å, di Lukha B. Kremo, per passare poi a Le balene di Maath, di Giuseppe Agnoletti, covincitore del Premio Short Kipple 2011 insieme a 7di9, con il suo Zombie Carpocalypse; abbiamo poi Le nuvole di Armunia di Schiele, vincitore del Premio Cyberpunk 2020, e per chiudere il mio OrmoTrasudo di quanti (un esperimento, il primo, nell’ambito della sensibilità ascrivibile al “sesso quantico”) e Destinazione: Antartide,1911-1912, di X.

Per l’ERMETICA ERMENEUTICA, Logos ci ha preparato Tomas Transtromer - I ricordi mi guardano, stupendoci per la forma innovativa (pur restando nel consolidato) che ha scelto per questa puntata dell’Ermeneutica; Peja continua il viaggio nella sua POSTARCHITECTURAL RESEARCH e ci presenta Unplugged cities, mentre Galessio ci racconta di Caos e Cosmos, rapporti dall’arte sperimentale contenuti nella rubrica AVANT-GARDE.

Chiudono il numero (riprendo fiato) Black M con Cronenberg & Jung: trascendere, con pena, nell’ambito della rubrica cinematografica EXCELL, Evertrip che ci parla nella LA MATTINATA DEI MAGHI di Uomo e Dio e nell’ambito di EVENT, il contenitore delle scritture collettive connettiviste multiautoriali, N.S.A - Nervous System Array, performance datata luglio 2010.

Ecco, queste che vi ho appena illuminato sono le vie estreme, attuali, del Connettivismo; vie mai rischiarate prima, mai sognate prima. Vie che non possono essere descritte attraverso le usuali parole, bensì usando metalinguaggi che di umano hanno ben poco: avanguardie, anche lì.

Buona lettura, e grazie.

* * *

Contatti: cybergoth@domist.net.

Costo NeXT Iterazione 17: 5 euro più 2 di spese di spedizione.

Prezzi abbonamenti:

  • 4 numeri: 25 euro (spese di spedizione incluse);
  • 6 numeri: 35 euro (spese di spedizione incluse);
  • 8 numeri: 45 euro (spese di spedizione incluse);

Prezzi arretrati:

* per ogni numero arretrato viene aggiunto al prezzo di copertina o di abbonamento 1 euro.

 

Il lavoro non è un diritto, disse la Ministra

Ennesima figura da peracottara della Fornero.
"We're trying to protect individuals not their jobs," said Ms. Fornero, 63 years old. "People's attitudes have to change. Work isn't a right; it has to be earned, including through sacrifice."

Forse alla ministra sfugge l'articolo 4 della Costituzione, fonte primaria del diritto.
Servono commenti?

Sono peggio che indignato. Sono incazzato.
L'intervista è al seguente link.

 

Alan Turing ha cento anni

Alan Turing (23/6/1912 - 7/6/1954)

Un ricordo di uno dei più grandi matematici di tutti i tempi.

Oggi Alan Turing ha 100 anni. No. Non c'è un errore nel tempo verbale. La grandezza dello scienziato è tale che è come se vivesse ancora tra noi. Certo se fosse veramente vivo oggi, avrebbe avuto una lunga e fortunata vita, ma non sarebbe stato impossibile, visto che esistono parecchi ultracentenari.

 

Se non si fosse suicidato il 7 giugno del 1954, mangiando una mela avvelenata, avrebbe potuto essere un coevo di molti dei matematici di oggi. Avrei forse potuto, da giovane studente di matematica, a cavallo degli anni '80 e '90, assistere a qualche conferenza, guardando con ammirazione a un anziano professore di poco più di 75 anni, che aveva cambiato la scienza.

 

Intendiamoci, niente nel mondo scientifico nasce per caso. I semi della grandezza di Turing furono piantati addirittura prima che lui nascesse, quando nel 1900 il matematico tedesco David Hilbert enunciò al Congresso internazionale di matematica di Parigi una lista di problemi che la matematica avrebbe dovuto risolvere entro la fine del ventesimo secolo. Erano ventitré problemi affrontati con la spavalderia di chi era convinto che la scienza aveva tutte le risposte a tutti i possibili problemi, e che per risolverli ci sarebbe voluto solo il tempo necessario.

 

Il secondo della lista si chiamava Entscheidungsproblem, ossia il problema della decisione. Dimostrare che l'insieme degli assiomi dell'aritmetica è consistente, ossia che è possibile teorizzare l'esistenza di una modello formale che, data una congettura matematica, generi tutte le sue dimostrazioni formalmente rigorose, e quindi decidere se si tratta di un teorema, deducibile dagli assiomi del sistema. Nel 1928 non solo non era ancora stato risolto, ma fu definito "il problema principale della logica matematica".

 

In termini di macchine, per come lo affrontò Turing, bisognava comprendere se esistesse un possibile modello di calcolo in grado di risolvere o confutare tale congettura. Era il 1936, e nel frattempo a smantellare qualche certezza era stato Kurt Gödel, che nel 1931 dimostrò che qualsiasi teoria matematica ha verità indimostrabili, il teorema di incompletezza.

 

Nella ricerca di una ulteriore dimostrazione di questo teorema, Church e Turing dimostrarono nel 1936 che il problema di Hilbert non ammetteva soluzione generale, come conseguenza del Teorema di incompletezza di Gödel. Turing dimostrò con la sua macchina quello che è conosciuto come il Teorema della fermata, ossia che non può esistere un programma che possa decidere se un qualsiasi programma si arresti o continui a procedere all'infinito. Da ciò dedussero che esistono problemi indecidibili, per i quali cioè non esiste alcuna procedura in passi finiti, o algoritmo, in grado di dare una risposta in tempo finito su tutte le possibili dimostrazioni del problema. Lo fece teorizzando un modello computazionale chiamato Macchina Simbolica, che passerà alla storia come Macchina di Turing Universale.

 

Il proposito di Hilbert si infrangeva quindi sulla dimostrazione formale che non tutte le congetture intuitivamente vere sono dimostrabili o riconducibili al sistema assiomatico. Non fu il solo ad arrivare a tale tesi in realtà, arrivò quasi in contemporanea con il matematico Alonso Church, che trovò un modello formale di calcolo, chiamato Lambda-calcolo, che aveva le stesse caratteristiche. Il segno che in matematica non ci sono invenzioni, bensì scoperte.

 

I nomi di Turing e Church rimarranno per sempre collegati nella scienza moderna, tanto che si enuncia in teoria della calcolabilità la congettura di Turing-Church come conseguenza dei loro studi, per la quale se un problema è intuitivamente calcolabile, esisterà una macchina di Turing che lo calcola, In altre parole tutte le funzioni calcolabili vengono definite Turing-calcolabili.

 

Questa tesi è uno di quei tanti problemi indecidibili teorizzati da Gödel, perché effettivamente è vero che se abbiamo un problema che conosciamo come calcolabile in modo intuitivo, possiamo costruire una macchina di Turing che riesce a calcolarlo. Pertanto ogni paradigma di calcolo moderno ha un suo equivalente in una macchina di Turing. Per via del problema delle fermata, non siamo invece certi di quando una Macchina di Turing Universale si fermerà. Non è noto al momento alcun formalismo più potente della Macchina di Turing in termini computazionali. Quindi tutto ciò che non è calcolabile dalla Macchina di Turing, non può essere calcolato da qualche altro formalismo a noi noto.

 

Sulla base di questo risultato matematico Max Newman, basandosi sul modello della Macchina di Turing Universale, progettò nel 1944 per gli inglesi la macchina Colossus, che decifrò il codice della macchina Enigma dei tedeschi, mentre nel 1945 Von Neumann progettò l'EDVAC, uno dei primi esempi di calcolatori moderni. E il computer con il quale state leggendo questo articolo, altro non è che una Macchina di Turing.

 

Oggi molti concetti sono acquisiti e il valore di Turing è ormai riconosciuto, ma per comprendere l'ostilità del mondo accademico di allora c'è da capire il contesto. I giovani matematici del congresso del 1900 erano ancora convinti di una visione deterministica della matematica, per la quale tutto sarebbe stato dimostrabile. Nel 1931 il Teorema di Gödel aveva scardinato queste convinzioni e creato seri problemi. Cronache e leggende dell'epoca parlano di minacce di morte a Gödel e di suicidi di alcuni matematici. Pertanto Turing, a 24 anni era nell'età d'oro di ogni matematico, quella più aperta al nuovo, alla scoperta di cose che stavano lì davanti, ma dovevano essere liberate dai preconcetti che le imprigionavano, come figure michelangiolesche prigioniere della pietra.

 

La ricerca di Turing ha avuto anche importanti ricadute nel campo dell'Intelligenza Artificiale. Il test di Turing infatti è un criterio, formulato dallo scienziato britannico e pubblicato nell'articolo Computing machinery and intelligence, apparso nel 1950 sulla rivista Mind, per determinare se una macchina sia in grado di pensare. Riducendo all'osso il concetto, il test consisterebbe in una comunicazione a distanza fra tre soggetti, un umano che interloquisce con una macchina e un altro umano, che vede solo le frasi in un terminale. Se l'umano non riuscisse a distinguere l'altro umano dalla macchina, il test sarebbe superato da quest'ultima. Molto ottimisticamente Turing riteneva che entro il 2000 sarebbe stata realizzata una macchina intelligente, in grado di superare il test. A tutt'oggi il test non è stato superato da alcun calcolatore.

 

Se grande è la figura del matematico, all'epoca insignito dell'Ordine dell'Impero Britannico, e membro della Royal Society, scarsa fu la fortuna dell'uomo. Alan Turing era omosessuale, ed era probabile che non fosse un segreto quando, nel 1952, fu denunciato e processato per omosessualità, dichiarata quasi con candore quando andò a denunciare un giovane amico che, approfittando della sua fiducia, lo aveva derubato.

 

Lo stato di depressione lo portò al suicidio, con una mela al cianuro. Non era un frutto scelto a caso. Tra le passioni di Turing c'era il film Biancaneve, del quale amava canticchiare le canzoni. Il culmine della depressione arrivò dopo lunghi anni nei quali lo scienziato non riuscì mai veramente a risolvere i suoi problemi di relazione, accentuati anche da parecchie stravaganze. Tanti sono i racconti sulle sue bizzarrie: la maniera compulsiva di praticare sport come la corsa, il canottaggio, il tennis e la bicicletta. In bici si racconta che indossasse una maschera antigas durante la stagione dei pollini, mentre a tennis giocava con un impermeabile, sotto il quale era nudo.

 

Era talmente concentrato sulla matematica da non gradire, troncandole bruscamente, le conversazioni che lui definiva "sciocche" ed era quasi sempre trasandato, con barba lunga e sporco.

 

Pur tuttavia nulla può giustificare l'autentica persecuzione di cui fu oggetto, della quale solo nel 2009 il governo inglese ha fatto ammenda sollecitato da una petizione su internet, che ha portato il primo ministro inglese di allora, Gordon Brown a dichiarare: "Così, per conto del governo britannico, e di tutti coloro che vivono liberi grazie al lavoro di Alan, sono orgoglioso di dire: ci dispiace, avresti meritato di meglio".

 

Buon compleanno Alan. E grazie di tutto.

Articolo pubblicato in origine su http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/16618/alan-turing-ha-cento-anni/

 

Stirpe Infernale

Copertina di Sara Forlenza

Un'altra mia sortita letteraria. Un racconto intitolato "I Diavoli della Zisa", pubblicato nella raccolta Stirpe Infernale, edita da Edizioni GDS. Un racconto breve, a cui ho cercato di lavorare con cura, al quale tengo parecchio, ve lo confesso. Ho cercato di mettere me stesso in questo piccolo racconto, parlando della mia città, delle sue leggende e allo stesso tempo di cronaca, che se pur remota (il racconto è ambientato nel 1982), rimane sempre attuale. Ora saranno i lettori a giudicare. E sono emozionato.

La quarta di copertina

Demoni. Quali sembianze assumono? Dove si nascondono? Con quale atavico impulso riescono a scatenare la furia omicida dell’uomo? Ce lo dicono i fuoriclasse della narrativa fantastica italiana, capaci di inquadrare le orde del Diavolo sotto ogni punto di vista per restituirle al lettore in tutte le sfumature. Racconti gotici e urban fantasy, sword and sorcery e d’azione, tendenti alla fiaba e al comico; e ancora med-fantasy, weird-horror e sperimentali in un’antologia provocante e ambiziosa, destinata a far parlare di sé.

I curatori Alfonso Zarbo, Filomena Cecere e Roberto Carlo Deri hanno spalancato per voi un gorgo scarlatto di parole e trepidanti emozioni, elevando la figura del demone oltre la soglia dell'immaginabile. Che state aspettando? L'Inferno vi attende!

Ci sono temi che riescono a scatenare l’interesse degli artisti e del pubblico indipendentemente dal fatto che siano stati ampiamente sfruttati nel corso degli ultimi duemila anni. Questo non significa, però, che tutte le storie “infernali” siano già state narrate, né che si possa liquidare superficialmente come banale o “già vista” un’antologia di racconti. I demoni cambiano con il cambiare del mondo, si aggiornano per restare al passo con i tempi, trovano sempre nuove vie per portare a termine il loro lavoro di tentatori, mentitori, portatori di Oscurità.

Dalla prefazione di Vito Di Domenico
Un racconto sui demoni scritto oggi non potrà mai risultare identico a uno scritto dieci anni fa, perché il mondo è cambiato e con esso le mode e i modi in cui le forze del Male possono raggirare, mentire, ingannare l’umanità. E perché, ovviamente, si sono modificate la sensibilità e la percezione dei narratori, figli di un tempo diverso.
È con occhio curioso e attento che dobbiamo, quindi, scorrere le pagine di questa antologia, pronti a cogliere le particolarità di ogni opera. L’assortimento di autori e tematiche lo merita e, anzi, lo richiede.

Dalla postfazione di Roberto Carlo Deri
I racconti presenti in questo volume, opere di quindici valenti scrittori e scrittrici - fortunatamente l’elemento femminino è sempre più presente in tale dimensione - hanno trattato un tema “scottante” ognuno con il proprio stile: dall’horror più puro alle contaminazioni di genere e a un realismo, addirittura iperrealismo, ove l’elemento demonico e infernale è parte integrante della vita umana, sino a lievi punte di humour e a discese nei recessi più bui e ancestrali dell’animo umano.
Tale varietà, tale ricchezza espressiva, formulata con alta capacità letteraria, è stato l’intento di noi curatori della collana Nocturna: offrire a voi lettori un’antologia che potesse soddisfare tutti i gusti rimanendo fedele al fulcro il cui titolo lo richiama perfettamente.
Gli autori
Christian Antonini - Filomena Cecere - Luca Centi - Matteo Cortini - Paolo Di Orazio - Fabrizio Furchì - Roberto Genovesi - Matthias Graziani - Marco Guadalupi - Emanuele Manco - Thomas Mazzantini - Leonardo Moretti - Michele Tetro - Irene Vanni - Alfonso Zarbo
Prefazione di Vito Di Domenico
Postfazione di Roberto Carlo Deri
I curatori
Filomena Cecere è insegnante, scrittrice di fantasy, gotico e noir, organizzatrice e presentatrice di eventi, critica letteraria e responsabile del marchio editoriale Nocturna per la sezione New Gothic.
Alfonso Zarbo è editor, autore di fantasy, presentatore di eventi, recensore e responsabile del marchio editoriale Nocturna per la sezione Fantasy.
Roberto Carlo Deri è antropologo, insegnante, scrittore, saggista e responsabile del marchio editoriale Nocturna per la sezione Fantascienza.

 

http://www.digitalbooksgds.it/digital-store/detail/26-fantasy-gotico/flypage/244-nocturna-autori-vari-stirpe-infernale-epub.html?sef=hcfp

http://www.editoriunitigds.it/prodotti.asp?shop=140&intProdID=21766

Schegge di me

Vediamo di capirci un attimo qualcosa.

Curatore di Fantasy Magazine, collaboratore estemporaneo di Fantascienza.com, Delos SF, Carmilla, Next-Station. Ghost writer di testi sul web dei quali non ho neanche idea di dove siano finiti.

Poi ci sono i social network: facebook, linkedin, google plus, twitter, anobii.

E le vecchie mailing list? A qualcuna sono iscritto ancora. Non seguo più, e da anni, i newsgroup.

Come dite? E' schizofrenia digitale? Sì può essere. Non so. Difficile pensare a un ritorno indietro, a una minore esposizione. In ogni caso anche una ritirata lascerebbe indietro tutte le tracce.

 

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