Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.

Libri: Nulla per caso

Mi chiedo spesso cosa porti a leggere un libro anziché un altro. La domanda è quasi retorica. Ogni libro che leggiamo ha una sua storia personale. Nessun lettore ha un percorso sovrapponibile a quello di altri. Come sia arrivato a leggere questo libro esula dallo scopo della recensione. Sappiate solo che grazie a questo percorso però ho avuto modo di conoscere, seppure non approfonditamente nulla_per_casolautrice. E sorprendente ritrovarsi a leggere un romanzo con la voce del suo autore. Ancora più sorprendente visualizzare la protagonista con le fattezze dellautrice. Nonché attribuire ai vari personaggi i volti delle persone care alla stessa, visti alla presentazione del volume. In fondo non è così. Rosa non è Irene, la protagonista del romanzo. Ma cè qualcosa di Rosa in Irene per forza di cose. E lei che ha donato al personaggio il soffio vitale. E le ha donato una singolare caratteristica, quella di percepire il dolore delle persone che le stanno vicino. Fino a starne male. La cosa è molto scomoda se poi il personaggio è una cronista di cronaca nera, costantemente a contatto con dolori di ogni sorta. Da questo primo conflitto scaturiranno in realtà molti altri conflitti. Una narrazione compatta, che si avvia con molta circospezione, ci introduce a un complesso mondo narrativo, fatto di personaggi e situazioni che sembrano vivere di vita propria. Attenzione, non sto dicendo che sfuggano al volere della scrittrice, quello che voglio dire è che il notevole lavoro di costruzione dei personaggi e dellambientazione è molto curato. Il risultato di una così buona preparazione è una storia che, dopo qualche capitolo di presentazione dellambiente e dei personaggi, scorre senza intoppi, facendosi leggere senza alcuna fatica. La trama “gialla” è parte integrante dellopera. Non risulta niente affatto pretestuosa, come capita troppo spesso. La sua risoluzione è molto coerente nella sua linearità e semplicità. Come dicevo, non solo sono curati i personaggi, ma anche lambientazione. Una Milano assolutamente riconoscibile, ma fuori dagli stereotipi. Il linguaggio è moderno senza essere “modernista”, ossia è assolutamente privo di quei neologismi che molti autori inseriscono per dare sfoggio di sé. La parola che mi viene più in mente se penso al romanzo è “modestia”. Non è un giudizio sulla qualità del romanzo, che è buono. Bensì latteggiamento che sembra trasparire da ogni pagina. Una volta tanto abbiamo unautrice che non pretende di insegnarci il senso della vita in ogni riga, ma che, con molta modestia, si limita a raccontare una storia, e lo fa molto bene. Non pensiate che un minimo di insegnamento, dalla storia di Irene, non si possa trarre, ma per fortuna lautrice non ce lo fa pesare. Lei racconta la storia, lasciando a noi lettori il compito di trarne le dovute conseguenze.


Nulla per caso
Rosa Teruzzi
Sperling & Kupfer - Collana Pandora
Data pubblicazione: 2008
Pagine: 199 - ISBN: 8820045109 - Prezzo: € 16,50

Recensione pubblicata anche su Il Leggio.

Film: Iron Man

IRON MAN
Un film di Jon Favreau.
Con Robert Downey Jr., Terrence Howard, Jeff Bridges, Shaun Toub, Gwyneth Paltrow.
Genere Azione, Supereroi.
Durata 126 minuti.
Produzione USA 2008.
Distribuzione Universal Pictures.

Lo penso da sempre e lo ribadisco, trarre un film da un fumetto di superiron_man eroi non è cosa facile. Sono scivolati nellimpresa registi anche molto accreditati. Il fatto è che quello che funziona nel mondo del fumetto, non funziona al cinema e viceversa. Cè bisogno di un regista capace di stringere un “patto di sospensione dellincredulità” molto forte con i propri spettatori, ma che daltra parte, introduca con misura i necessari elementi di realismo, in assenza dei quali lintera operazione perde di credibilità. Non che questo ragionamento non valga anche per altri action movie. Troppe volte si assiste a scene di azione così esagerate da infrangere qualsiasi patto con lo spettatore. Detto questo, temevo molto un film su Iron Man. Come in generale temo ogni film su un super eroe. Adoro questo genere fumettistico, e proprio per questo temo sempre che malfatte trasposizioni cinematografiche mettano questo genere in ridicolo. Non è questo il caso. Il regista Jon Favreu, che si è persino ricamato un piccolo ruolo nel film, come autista di Tony Stark, non è proprio un novellino. Già discreto attore televisivo, amico intimo e collaboratore del comico Vince Vaughn, ha già diretto film non eccelsi, ma con ottimi attori, come il film di esordio “Made – Due imbroglioni a New York” (2001), con Vaughn nel cast, ma anche con Famke Janssen e Peter Falk, e “Zathura – Unavventura spaziale” (2005) con Tim Robbins. Non è quindi nuovo a film ad alto tasso di spettacolarità.

Inoltre cè da ricordare che questo film è il primo co-prodotto dalla Marvel stessa. Il prossimo sarà Hulk. Favreu compie diligentemente il suo ruolo di regista su commissione. Non cerca di dare una visione “artistica”, o un rilettura in chiave problematico esistenziale della mitologia del super eroe. Si limita a raccontare, molto bene, una storia. La storia di un personaggio che non è mai stato al massimo della popolarità, ma che ha sempre avuto negli anni uno zoccolo duro di appassionati molto attenti. La storia di Tony Stark, genio miliardario, ben interpretato da Robert Downey jr. Stark è il titolare della più importante e tecnologicamente avanzata, fabbrica di armi degli Stati Uniti. Come molti ricconi vive una esistenza frivola, tra feste e divertimenti, senza badare bene alluso che viene fatto dei prodotti della sua fabbrica. Recatosi in Afghanistan per una dimostrazione, viene gravemente ferito in un attentato, e catturato da un gruppo di terroristi, i quali gli impongono di costruire per loro un prototipo di una delle sue più avanzate armi. Per farlo gli mettono a disposizione armi fabbricate dalla sua stessa fabbrica, arrivate in mano ai terroristi per misteriosi canali, la scoperta dei quali è oggetto della trama del film. Messo davanti alle estreme conseguenze del suo operato Stark cannibalizza la sua stessa tecnologia per realizzare un dispositivo che metta in grado il suo cuore, gravemente danneggiato da una scheggia durante lattentato, di funzionare al meglio e tenerlo in vita. Questo stesso dispositivo alimenta unarmatura che il geniale inventore riesce a costruire proprio sotto il naso dei suoi carcerieri. Con questo rudimentale prototipo Stark riuscirà a liberarsi dai terroristi. Recuperato nel deserto afghano, al suo ritorno negli Stati Uniti deciderà di cessare la fabbricazione di armi, e di costruire di contro una versione più evoluta della stessa armatura. La prima parte del film riprende in maniera molto fedele le origini del personaggio, che nel fumetto originale si recava in Vietnam, attualizzandole. Se devo fare un appunto a questa prima parte è lho trovata parecchio semplicistica nella definizione dellambiente. Mi ha ricordato molto i film di guerra degli anni 80. Ma non quelli di Oliver Stone e Stanley Kubrick, ma i “Rambo” e i film con Chuck Norris. Stereotipati appaiono i terroristi e il loro accampamento per esempio. Pur tuttavia questo approccio non è lontano da quello originale del fumetto, e della Marvel anni 60. Anche quelluniverso poteva essere definito come una buona approssimazione delluniverso reale. Quello che importava non era laccuratezza dellambientazione, ma luso drammatico della stessa, e che la storia alla fine non perdesse di efficacia. Così per questo film, il quale, supportato da un ottimo cast ci fa superare le limitazioni di questa prima parte. Infatti al ritorno negli States di Stark il film decolla. I personaggi cominciano a crescere di spessore. Sia Tony, che Virginia "Pepper" Potts, la segretaria tutto fare, ovviamente segretamente innamorata del suo capo, interpretata con molto garbo da Gwyneth Paltrow. Decisamente in parte sono anche Jeff Bridges, nel ruolo del socio in affari di Stark, Obadiah Stane, e Terrence Howard, nel ruolo di Jim "Rhodey" Rhodes. Poco sviluppato, praticamente un cameo è invece Harold "Happy" Hogan, interpretato dallo stesso Favreu, che probabilmente ha voluto concentrarsi più sulla regia che sulla recitazione. In effetti il film presenta una serie di sequenze veramente spettacolari, molto curate. Il film ha un buon budget e lo utilizza molto bene. Nella vicenda entrerà poi in gioco anche lo S.H.I.E.L.D. (Strategic Hazard Intervention, Espionage and Logistics Directorat) una agenzia di spionaggio e contro spionaggio inventata a bella posta nelluniverso Marvel. A rendere credibile loperazione cè da un lato una serie di trovate assolutamente plausibili. Quando Iron Man comincia a sperimentare il volo per esempio, scopre anche i più elementari principi della fisica per esempio, come il principio di azione e reazione, e scopre che ad alta quota sullarmatura si forma il ghiaccio. Non sono banalità. Abbiamo visto troppo spesso Superman volare nello spazio, in spregio a qualsiasi elementare legge della fisica. A parte una notevole cura dei dettagli tecnologici, veramente molto credibili se non verosimili, non crediate che tra esplosioni, segreti e agenti segreti, convulse scene di azione e sfoggio di tecnologia avanzata, il film si prenda troppo sul serio.

Il registro, a parte la prima mezzora, è ironico, senza scivolare nel comico o nel parodistico. Un sottile filo di ironia, che mi fa paragonare questo film ai migliori Bond movie. Il film è comunque il primo tassello di un progetto più ampio, che probabilmente potrebbe portare al cinema un concetto finora poco sfruttato, ossia che nelluniverso Marvel i vari personaggi interagiscono spesso tra loro. Infatti Tony Stark apparirà nel prossimo film su Hulk. In questo film invece oltre alla presenza dello S.H.I.E.L.D., vi devo segnalare la chiosa finale, ossia una sequenza montata alla fine dei titoli di coda, che preannuncia linevitabile sequel, introducendo un personaggio molto caro ai Marvel-Fan. Non andatevene quindi. Restate in sala fino alla fine.

25 aprile

Il 25 aprile non cero. Ero offline, impegnato in faccende personali. Che giusto due giorni dopo il 25 aprile gli eredi dei fascisti abbiano espugnato Roma, mi pare emblematico, E interessante il fatto che a questo punto non hanno più scuse i signori al governo. Governo nazionale, Roma, Milano, Regione Sicilia, e molti importanti comuni e capoluoghi sono in mano loro. Potrebbero ricreare il sistema "Italia", se solo lo volessero. Lo vorranno? Ci riusciranno? Abbiamo cinque anni per vedere cosa se ne faranno di questo enorme consenso, di questa delega totale da parte del paese. Ok. Avete vinto. Fateci vedere di cosa siete capaci adesso.

Voglio un biglietto

foto_alitaliaE se...
Ci presentassimo TUTTI nei vari aeroporti, e PRETENDESSIMO un biglietto A/R Alitalia, come contropartita dei 300 milioni di euro del prestito ponte?
A riprova di averne diritto suggerisco lesibizione del modulo 730 o unico.

Solidarietà leghista

La mia esperienza di siciliano da tre anni di vita a Milano mi porta a dire che, come sempre, guardando le cose da lontano si rischia di dire un sacco di cazzate.
Milano non è pattugliata da ronde leghiste, come a Palermo non ci sono sparatorie a ogni angolo della strada, o come, suppongo  la Campania non sia tutta un cumulo di monnezza.
Confondere il leghismo, con tutto il nord è una generalizzazione approssimativa.
Gli aspetti  deteriori ci sono,  ma cè anche tanta cultura dellaccoglienza, ancora, nonostante tutto. Forse non è più la Milano di 30 anni fa, che non posso conoscere, ma la società è cambiata ovunque  nel frattempo. Non solo a Milano.
Una cosa che mi fa incazzare è la rincorsa dei media "ai padani brava gente", confusi con i "leghisti brava gente". Anche tutti i leghisti non sono merda. Anche se molti dei loro esponenti sono allucinanti. Vedi il bavoso Salvini, per esempio, che adesso va compiaciuto a Roma.  A onor del vero, questultimo, almeno per ora, tronfio della vittoria, appare molto pacato nelle varie trasmissioni nazionali. Molto diverso dal bavoso tanghero che imperversava su TeleLombardia. Ma secondo me tornerà al naturale presto...
Gli altri sono noti e non li ripeto, già li conosce tutta litalia.
Cè una cosa sulla quale mi sono trovato a riflettere. La considerazione dei media, che i "leghisti brava gente", siano in fondo in fondo, un popolo solidale, che se la prendono solo con gli immigrati irregolari e non quelli che lavorano, e che non siano poi così "cattivi". Un corteggiamento mediatico senza precedenti. Quello che penso è che il modello di solidarietà leghista sia a dire poco allucinante. Il concetto di solidarietà con chi mi fa comodo è egoismo puro, altro che solidarietà. Io sono cresciuto con il concetto che una mamma non solo non lascia morire di fame i propri figli, ma non potrebbe mai lasciare morire di fame anche i figli degli altri. E non credo che sia un modello "sudista". Ho conosciuto mamme nordiche in questi anni, che la pensano allo stesso modo. Nel modello di solidarietà leghista invece, il figlio di chi non è del mio "gruppo" non mi interessa. Lo si è visto nel caso degli asili a Milano.
Non è diverso dallipocrisia  mafiosa di coloro che scioglievano nellacido i bambini, con le stesse mani con le quali carezzavano i propri figli.

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