Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.

I Simpson ? Il film

Dopo anni di attesa spasmodica (?), i Simpsons approdano al cinema. Un atto dovuto? Ma manco per niente! Perché quello che ha funzionato per anni in tv, dovrebbe per forza arrivare al cinema? E soprattutto, perché pagare per qualcosa che puoi Simpsons Trekvedere gratis in tv? Ma perché è divertente per diamine! Perché con i Simpsons si ride, si ride, e si ride.  La storia all’inizio pare poco più di un episodio lungo.  Le inquadrature, i primi piani, sembrano ancora televisivi.  Groening non pare avvalersi delle potenzialità del grande schermo.  Poi, da quando Homer ne combina una delle sue,  il film ingrana, e la fantasia più sfrenata prende il sopravvento.  Homer  inquina  il lago di Springfield con gli escrementi di un maiale, suo nuovo cucciolo di casa. Le conseguenze del disastro ecologico portano  la popolazione di Springfield a rivoltarsi contro la casa dei Simpson,che fuggono Alaska. Finalmente quindi vediamo pezzi di America diversi dalla solita Springfield,  e c’è spazio per inquadrature più ampie, carrellate, zoom più tipici del mezzo cinematografico.  Per quanto Groening si sia sforzato di rendere i Simpsons antipatici, in realtà sono dei buoni, e lo sappiamo da anni. Il film conferma questa tesi. Homer  è pasticcione, un po’ egoista, volgarotto, ma è sempre e comunque un buono. Bart in fondo è un monello che ha bisogno solo di essere amato. Le donne di casa Simpson sono le teste pensanti della casa, dalla volitiva Marge, alla impegnata Lisa, alla furba e piena di risorse Maggie.  Non tutti i personaggi hanno spazio nel film. Se Ned Flanders è parte della vicenda, se Moe è sempre un punto di riferimento, così come il diabolico mister Smithers, brilla per esempio l’assenza del preside Skinner. In una storia corale, che vede protagonista non solo la famiglia Simpson, ma anche drammaticamente coinvolta la popolazione di Springfield, mi pare una assenza imperdonabile.  A parte Maude Flanders, non ricordo altre morti “illustri”, nel serial.  Per cui posso solo immaginare Seymour in mezzo alla folla di Springfield. Magari lo troverò con i fermo immagine quando uscirà il DVD.  Il film non manca di frecciate al governo americano e alle sue “agenzie”, nonché di battute fulminanti  (“Che gusto c’è ad essere pazzi senza il potere?”).  Una menzione speciale alla versione della sigla dei Simpson eseguita dai Green Day, che ovviamente appaiono nel film, nel ruolo di se stessi. Alla fine posso dire che la pellicola assolve egregiamente al suo scopo.  Intrattenere senza per forza tenere i neuroni spenti.

 
Titolo originale: The Simpsons Movie
Regia: David Silverman
Sceneggiatura: Matt Groening
Musiche: Hans Zimmer
Montaggio: John Carnochan
Anno: 2007
Nazione: Stati Uniti dAmerica
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Durata: 87
Genere: animazione

Recensione pubblicata anche su Pordemovie & Friends


Il gigante di ferro

Il gigante di ferro è una favola hippy. Un apologo antimilitarista,contro le guerre, eigiant-25 contro limmotivata paura del "diverso". Un film che ha diverse chiavi di lettura. I suoi punti di forza sono la straordinaria tecnica mista. CGI per il robot, tradizionale per tutto il resto. Ma la tecnica è al servizio della vicenda, non se la mangia. La scena dellammaraggio del robot non solo è spettacolare, ma ci rende il senso di meraviglia, misto a terrore, che prova il pescatore quando vede davanti a se il gigante. Ma è straordinaria lempatia con la quale si entra nei confronti del gigante. Tramite le posture, le gestualità, i cambiamenti di luce dei suoi occhi, riusciamo a cogliere i sentimenti di un robot! Io lho trovato un piccolo capolavoro.  Non è un film reazionario, come molte favole mielose. Non è rassicurante, nonostante il lieto fine. Non ha canzoni o animaletti parlanti buffi. Non vuole arrivare ruffianamente a sentimentalismi da cartolina. Bensì ai sentimenti più profondi e veri. Il rispetto e la tolleranza del diverso. Il vero amore che porta al vero sacrificio. Il robot non ci pensa due volte a mettersi in pericolo per salvare una umanità ostile.Brad Bird ha poi realizzato "The Incredibles", e non mi stupisco di apprendere che Ratatoulle sia stato bene accolto. Spero che la sua vena creativa si esaurisca il più tardi possibile.

Il gigante di ferro
(The Iron Giant)
Un film di Brad Bird. Genere Animazione, colore 86 minuti. - Produzione USA 1999.

Recensione pubblicata anche su Pordemovie & Friends

 


Supereroi

rat_man_primo_pianoQualsiasi genere ripropone se stesso da sempre. Come sempre il problema non è in quello che viene raccontato, ma in come. Lappassionato di qualsiasi genere, da un lato cerca sempre qualcosa di nuovo, ma lo fa stando attento a che gli stilemi fondamentali rimangano sempre uguali a se stessi. Sarà un comportamento gattopardesco. ma alla fine tutto cambia per rimanere comè. Il concetto di sospensione dellincredulità è alla base di qualsiasi opera di finzione. Io devo accettare che una sciaquetta si trombi padre e due fratelli in una soap opera se questa mi piace. Se adoro la fantascienza accetto lidea del teletrasporto. Se adoro i supereroi accetto il fatto che esista un universo dove gli uomini possano volare, o emettere raggi dagli occhi, o avere la minchia tanta.... Due uomini, nella gran parte dei casi, giocano a chi ce lha più lungo, sempre. Lo slug fest dei supereroi è solo una metafora di questo gioco. Cè chi poi gioca a chi cha il telefonino più figo oppure anche a chi ha più sfiga dellaltro. Limportante è giocare. Sul costume colorato si è tanto ironizzato anche nellambito dello stesso genere. Nel film "The incredibles" si ride, e tanto, pensando a quanto sia ridicolo, poco pratico, e addirittura letale, il mantello. Anche "rat-man" ci gioca parecchio. Nellambito del genere si sa fare autocritica. Ripeto. Si raccontano da migliaia di anni sempre le stesse storie. Aristotele codificò già migliaia di anni fa, nella sua poetica, tutto quello che si poteva raccontare. Già gli stessi greci mostravano i loro eroi in maniera tuttaltro che enfatica. Ercole non era solo leroe delle fatiche. Ma anche il figlio illeggittimo di Zeus, che non era un dio infallibile, ma un bastardo figlio di puttana che ingravidava donne a destra e a manca. Ercole è un altro grosso stronzo puttaniere, preso e compreso da se stesso. NellEracle di Euripide, Eracle è al termine delle sue proverbiali sette fatiche e quando sta per tornare a casa ed abbracciare la moglie, viene accecato dal demone della follia e uccide i propri familiari, scambiandoli per quelli del tiranno Lico. Questo a causa di un sortilegio degli dei figli di puttana. Nelle Trachinie, Sofocle presenta Eracle come sanguinario, schiavo del testosterone, che vuole distruggere una città per conquistare la figlia del re. Ma viene anchesso punito per la sua vanità. Ma di eroi si è parlato tantissimo sempre. Voglio saltare al ventesimo secolo, se no la faccio troppo lunga. Se passo dal mito arturiano, dalla chanson de roland, così ben ripresa dal teatro dei pupi, al nostro Ariosto non ne esco più. Il supereroe moderno nasce con i fumetti. Superman è un archetipo di supereroe infallibile, super forte, super potente. E persino gran figo nella vita. Il primo Clark Kent è un reporter si timido, ma anche di successo. Due coglioni così. Per non parlare di Bruce Wayne. Batman di notte e miliardario playboy di giorno. Ma questo chiedeva il pubblico allepoca. Il genere si  prendeva maledettamente sul serio...Cera la depressione in america, se leggevi un pulp magazine volevi essere rasserenato, non inquietato. Il superuomo nichtiano centra, ma non solo. E laspetto consolatorio che prevale. Il bene assoluto esiste, e lo distingui dal male assoluto perchè gli eroi sono belli e buoni, e i cattivi brutti e sporchi. Quando gli eroi poi sono stati arruolati per la guerra a tutto questo si è aggiunta la retorica tipica di ogni periodo bellico. Inutile arrovelarsi più di tanto. Captain America nasce lì. Negli anni 60/70 diventerà altra roba. Magari ci torno dopo. La golden age, e la silver age supereroistica sono questo. Un tale Stan Lee, nei primi anni 60 poi, cercò di differenziare i suoi fumetti di supereroi del cazzo. Inconsciamente oppure no, si ricorda di quando i greci rappresentavano gli eroi con i pregi e i difetti degli umani. Lui non riesce ancora a tornare proprio a questo. Ma inventa eroi che qualche problema ce lhanno. Non solo nella vita "reale", hanno un mare di problemi, ma come supereroi non hanno solo codazzi di ammiratori/trici, anzi talvolta la gente li odia, e non li ringrazia per salvare il mondo ogni mese. Sono i "supereroi con i superproblemi". Luomo ragno è un concentrato di sfiga, umana e professionale, oltre che odiato come supereroe. Certo alla fine il cattivo del mese lo sconfigge sempre, mese per mese. Si mette con una biondona da sballo, che però il supercattivo, che vuole dimostrare di averlo più lungo, gliela uccide. Ora sta con una rossa da urlo. La rivincita del nerd. Ci si può accontentare. Il Captain America in versione Stan Lee non è solo luomo bandiera. Ma una testa pensante. Che talvolta si accorge che lamministrazione USA fa porcate.  Non è molto contento di esportare la democrazia con la forza, o della limitazione dei diritti civili causa terrorismo (Civil War, attualmente in edicola). Ma Stan Lee tutto sommato ce li mostra ancora belli e vincenti. Alan Moore forse si ricorda di Eracle, e nei suoi "Watchmen", torna al superoe super testa di minchia. E lo racconta maledettamente bene. Il Batman di Frank Miller invero è un po reazionario. ma non quanto il Superman reaganiano al quale fracassa la mascella in "Dark Knight". Negli anni 90 poi gli eroi tornano a prendersi un po sul serio. Meno male che nasce Rat-man, dellitaliano Ortolani, a ricordargli di abbassare un po la cresta. Minchia come mi sono allungato. Degli anni 2000 cito brevemente Planetary, che qualcosa di nuovo al genere forse non aggiunge, ma torna ad abbassargli la cresta. E, cazzo, è scritto da dio. Ripeto, alla fine gli eroi devono mazzolare i cattivi. Sempre e comunque. Come gli investigatori indagare sui delitti, o i pompieri spegnere incendi, o gli attori porno copulare come bestie. La differenza è sempre in chi racconta le storie, e in quello che riesce a metterci dentro. Poi a ognuno le sue scelte di gusto e di genere. Io vi ho detto perchè a me piace il genere. Nessuna volonta di proselitismo.

Truman Capote: A sangue freddo

tornaImmagine.jspQuesto post è trasversale. Vuole riassumere una serie di riflessioni suscitate dalla visione di due film e dalla lettura di un libro. I due film sono le pellicole biografiche che, nel 2006, sono state dedicate alla vita di Truman Capote. Ma non a tutta la vita, ma solo a un momento particolare. Ossia la stesura del libro reportage "A sangue freddo". Quanto sia stato importatante nella vita di Capote quel periodo è testimoniato dal fatto che, dopo averlo scritto, di fatto Capote non ha potuto scrivere altro, tanto è stato devastato da quella esperienza.
La stesura del libro nasce infatti da un efferato fatto di cronaca, avvenuto nel 1959 nel Kansas. Una intera famiglia viene massacrata nella propria casa, da due rapinatori in cerca di un improbabile patrimonio nascosto. Il fatto ha vasta eco negli Stati Uniti, perchè avviene in una tranquilla cittadina rurale, Holcomb, nella ancora ingenua america degli anni 50. E colpisce lattenzione di Capote, che si reca nel Kansas, assieme alla sua amica Harper Lee, per scrivere un reportage sulle reazioni degli abitanti della cittadina. Ma proprio mentre arriva a Holcomb i colpevoli vengono arrestati. Con tenacia Capote riesce ad avere un rapporto privilegiato con la polizia locale e a intervistare i due presunti assassini.  Dalle interviste nasce quindi un libro che va ben oltre il semplice reportage. In realtà "A sangue freddo" è avvincente come un romanzo, perchè sembra scritto come tale.
"Un romanzo non di finzione" è stato definito. Sapere che è tutto reale accentua limpatto sul lettore e fa comprendere quanto devastante e pesante sia stato lo scriverlo. Oltretutto Capote entra in sintonia intellettuale con uno dei criminali, Perry Smith, e le conseguenze di questo intenso rapporto saranno probabilmente la causa del successivo inaridirsi della vena creativa. Ogni pagina del romanzo è pregna della sofferenza creativa di Capote, e lascia il segno nel lettore. I due criminali verranno poi condannati a morte, e il reportage segue lintera vicenda giudiziaria fino al suo epilogo, con dovizia di particolari.
I due film quindi raccontano lintesità di quel periodo, mostrandoci prima lo spensierato e mondano Capote, e poi il sofferto scrittore.capote
Il primo dei due film "Capote: A sangue freddo", .
è stato diretto da Bennett Miller, con Philip Seymour Hoffman nel ruolo dello scrittore. Per questa intepretazione Hoffman ha vinto lOscar. Sinceramente, quando lho visto la prima volta, ho avuto serie perplessità sulla riuscita delloperazione. Il film è stilisticamente elegante. E arricchito anche da un bel cast. Ma ho trovato la sua linterpretazione veramente sopra le righe. Il film è molto concentrato sul suo istrionico personaggio, e si concentra più su i suoi tormenti interiori che sul rapporto con i personaggi. Fotografia e ricostruzione di ambiente sono ineccepibili, ma talvolta lonnipresenza di Hoffman si mangia letteralmente il film.
Il secondo film "Infamous, una pessima reputazione", diretto da Douglas McGrath, e interpretato da Toby Jones è, a mio parere, più riuscito nella caratterizzazione dei personaggi. Mostra molto bene sia il Capote mondano, che gli sforzi dello stesso per entrare nelle grazie della piccola comunità, per riuscire a carpire le reazioni al fatto in modo più spontaneo. Questa interazione con gli altri personaggi è completamente assente nellaltro film. Poi riesce a entrare più in dettaglio nelle pieghe del rapporto con Perry Smith, alludendo più direttamente alla omosessualità di Capote, che nellaltro film era appena accennata. La recitazione di Toby Jones ha più senso della misura di quelle di Hoffmann, pur vincitore dellOscar.  Il cast è anche in questo film di ottimo livello. Forse il film è meno patinato del precedente dal punto di vista fotografico, ma complessivamente mi sembra più riuscito.
infamousIn generale penso che i due film siano complementari. E assolutamente complementari alla lettura del libro, che è una esperienza intensa anche per il lettore. Uno di quei picchi che ogni buon lettore deve affrontare, ma con un intenso allenamento preventivo. Perchè è un libro che non ti lascia per come ti trova, ma ti scava dentro le emozioni e i sentimenti più profondi.


Il libro:
Truman Capote: A Sangue Freddo
Cartonato pg.391 - Garzanti Libri - EAN: 9788811683117

I film:
Truman Capote: a sangue freddo
(Capote)
Un film di Bennett Miller. Con Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Clifton Collins Jr., Chris Cooper, Bruce Greenwood, Bob Balaban, Amy Ryan, Marshall Bell, Mark Pellegrino, Harry Nelken, Allie Mickelson, Araby Lockhart, Robert Huculak, R.D. Reid, Rob McLaughlin, Bruce Greenwood. Genere Biografico, colore 98 minuti. - Produzione USA 2005.

Infamous - Una pessima reputazione
(Infamous)
Un film di Douglas McGrath. Con Toby Jones, Sandra Bullock, Daniel Craig, Peter Bogdanovich, Jeff Daniels, Hope Davis, Gwyneth Paltrow, Isabella Rossellini, Juliet Stevenson, Sigourney Weaver. Genere Biografico, colore 110 minuti. - Produzione USA 2006.

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From Genesis to Revelation: 1M di euro!

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