Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.

Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie: clip e featurette

La crescente nazione delle scimmie guidata da Cesare è minacciata da una banda di umani sopravvissuti al devastante virus diffuso dieci anni prima. Raggiunta una fragile pace, essa sarà molto breve, ed entrambe le parti si troveranno sul’orlo di una guerra che deciderà quale sarà la specie dominante sulla Terra.

 

Qui di seguito potete trovare i link a una clip in italiano e a una featurette nella quale il regista, Matt Reeves, e i protagonisti, Andy Serkis e Keri Russell, parlano della storia e delle tematiche del film.

 

Questioni di priorità

Sui social network girano giochini matematici più meno simpatici o divertenti.

Quello che un mio amico ha girato di recente ha fatto il giro delle condivisioni, come tanti.

Quello che veramente colpisce è quante persone lo abbiano sbagliato.

Personalmente, da matematico, posso anche indignarmi per questo, ma in realtà quello che realmente mi indigna è il come chi lo ha sbagliato ha reagito quando qualcuno gli ha fatto notare l’errore.

 

Il quesito è il risultato di questa espressione

 

1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+1 +1*0 +1 = ?

 

Alle elementari ci viene insegnato che esiste una priorità tra gli operatori in una espressione. Per cui in caso di ambiguità per prime, alla stessa priorità, vanno eseguite le moltiplicazioni e le divisioni da sinistra verso destra, poi le addizioni e e sottrazioni, sempre da sinistra verso destra.

Se qualcuno di voi mi dicesse che è SOLO una convenzione di forma, gli direi che prende una clamorosa cantonata, tanto quanto la prenderei io se scrivessi “speriamo che non piovi”.

In matematica la forma è sostanza.

 

Seguendo questa regola il primo passo è eseguire l’unica moltiplicazione presente:

Pertanto

1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+1+1*0+1 = 1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+0+1

 

Il secondo passo è effettuare la somma,  segue che

 

1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+1+0+1 = 12

Una risposta sbagliata che ho letto al quesito è 1.

Da quale errato calcolo deriva?

Da un errore di priorità e di lettura.

Ossia violando le regole di cui sopra, l’aspirante solutore ha sommato 12 volte 1 e poi ha moltiplicato tutto il risultato per zero e poi ancora sommato 1.

Errato.

In pratica è come se avesse letto

 

(1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+1)*0 +1 = ?

 

Ossia ha introdotto in modo arbitrario la parentesi tonda nel posto sbagliato, mentre la parentesi sottintesa in realtà era

 

1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+1+(1x0)+1 = ?

 

Ora qualche furbacchione ha pure detto: ma perché non c’è la parentesi nell’espressione?

La risposta è che la matematica non spreca simboli, come ogni buon linguaggio.

La priorità tra gli operatori è il livello base. Se tale priorità deve cambiare allora si introducono le parentesi per evitare ambiguità.

In questo caso non è necessario perché chi ha scritto l'espressione ha voluto comunicare un calcolo che porta al numero 12, non un altro.

A tal fine scrivere 1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+1+(1x0)+1 è nella comunicazione matematica una ridondanza tanto quanto lo è nella lingua italiana scrivere “lo guardò con gli occhi”.

Ora mi chiedo, il cattivo uso di un tempo verbale è esecrabile. Perché non deve essere l’errato uso degli strumenti della matematica?

Perché è più socialmente accettabile?

Non voglio scomodare concetti più avanzati, però tento un ragionamento più formale.

Tra i numeri sappiamo per certe due cose, lo zero è l’unico numero che conosciamo che:

  1. Qualsia numero, indicato con il simbolo a, sommiamo a zero, il risultato dell’operazione è il numero stesso. In sintesi a + 0 = a, per qualsiasi numero a

 

  1. Qualsiasi numero, indicato con il simbolo a, moltiplichiamo per 0 il risultato dell’operazione è 0. In sintesi a * 0 = 0, per qualsiasi numero a.

 

Sapendo questo dimostriamo la falsità del risultato

1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+1+1x0+1 = 1.

 

Se per assurdo fosse vero

Allora

a = 1+1+1+1+ 1+1+1 +1+1+1+1 = 11

b= 1

 

Ossia avremmo che

a + b*0+1 = 1

11+1*0 +1 = 1

 

Possiamo semplificare sottraendo 1 a entrambi i membri

 

Allora avremmo

11 + 1*0 = 0

 

Quindi, portando a destra 11

 

1 * 0= -11

 

L’assurdo è che avremmo trovato un numero (1) che moltiplicato per zero dà un altro numero (-11). Oppure, assurdo ancora più grande, che 0 = - 11 e contemporaneamente 0 = 11 (moltiplicando ambo i membri per -1).

Si potrebbe estendere il ragionamento in termini simbolici dicendo che avremmo trovato una coppia di numeri a e b per cui

a+ b*0 = 0

ossia  b*0 = -a con a e b diversi da zero,

ossia  0 =-b/a cioè avremmo ottenuto zero da due numeri diversi da zero!

 

Quindi non solo cadrebbe l’unicità dello zero, ma basterebbe estendere questo fallace ragionamento per induzione e troveremmo che 0 è uguale a qualsiasi numero. Pertanto non solo decadrebbero le sue proprietà rispetto alla moltiplicazione e addizione ma a il concetto stesso di calcolo, di quantità cadrebbe meno. Ogni numero sarebbe uguale a qualsiasi altro.

Vi bastano come contraddizioni?

 

Pertanto l’espressione

 

1+1+1+1+1+1+1+1+1+1+1+1x0+1 = 1

 

NON È VERA

Urban Fantasy Heroes 3: Pathfinder - Appeso a un filo

Il giovane Leonardo si ritrova faccia a faccia con il Minotauro, la bestia mostruosa che ha fatto della Torino sotterranea il proprio regno. Riuscirà a cavarsela, con solo l’aiuto dello spirito di Arianna e dei poteri che lei gli donerà? Il terzo racconto della nuova, esplosiva serie Urban Fantasy Heroes!
 

Sinossi

Pathfinder: Appeso a un filoSembra una noiosa giornata di lavoro come tante per Leonardo, che si mantiene con l’attività precaria di accompagnatore scolastico. Neanche le ultime sparizioni di turisti a Torino - persone svanite nel nulla, come fossero ingoiate dal suolo - sembrano impensierirlo. Eppure, quando si ritroverà a essere uno degli scomparsi, tutto cambierà. Durante una visita al museo Pietro Micca e alle sue gallerie, si ritroverà nel profondo dedalo di una Torino sotterranea sconosciuta, un labirinto infestato da una bestia antica quando feroce: il Minotauro. L’unica sua àncora di salvezza è l’anima di Arianna, intrappolata laggiù assieme a tutte le vittime del mostro, che gli conferisce il potere di orientarsi e trovare la via ovunque si trovi. I nuovi poteri di Leonardo saranno tuttavia sufficienti per fronteggiare il Minotauro e al contempo uscire vivo dal mortale labirinto?

L'autore

Eleonora Rossetti, classe 1981, è nata a Sondrio, dove vive attualmente. Ha diviso gli studi tra l'Accademia di Regia e Sceneggiatura e la programmazione software, a cui poi si dedicherà senza tuttavia trascurare la passione per la scrittura che nutre già dall'adolescenza. Partecipa a svariati workshop di scrittura e vanta alcune pubblicazioni di racconti, esordendo nella raccolta “365 racconti sulla fine del mondo”, edito da Delos Edizioni, con il racconto “Senza fine”.

I social network, se ci stai dentro non lamentarti

I social network sembrano ormai l'applicazione del detto: "Vuoi stare bene? Lamentati"

La considerazione dalla quale ognuno di noi parte è che (naturalmente) gli altri sono più stupidi, o fanno cose più stupide se proprio non sono stupidi. Perché gli "altri" non siamo mai noi.

Gli altri postano foto stupide, selfie stupide, condividono articoli stupidi, invitano gli amici (stupidi) a eventi stupidi. Gli altri, sempre gli altri.

Quando qualcuno si lamenta di qualcosa che qualcun'altro fa su FB, ognuno di noi legge lo status cercando di capire se parla di quello che fa. Se si lamenta di chi parla di calcio, e del calcio non ce ne può fregare di meno, siamo sollevati. Ma se invece parla proprio di qualcosa che abbiamo fatto o facciamo anche io, ecco che scatta il distinguo: "non sta parlando di me, parla degli altri, perché i miei post sono differenti". E ce la ridiamo. Stupidi. Differenti? Ma stiamo scherzando?

Il punto è che si parte da questo presupposto non si va da nessuna parte.
Nessuno ha la patente per il migliore uso dei social network, mi dispiace dirlo. Perché se ribaltiamo le cose, per ognuna delle cose che si possono fare in un social network, ci sarà sempre qualcuno che la considererà stupida, che la criticherà, che stigmatizzerà chi lo fa.

Eccheppalle. Se vi danno fastidio le cose che vedete sui social network l'alternativa è non starci. Siamo in un mondo libero.

Se alcune delle cose che vediamo sui Social Network non ci piacciono, non le vediamo. Punto.

Esempio concreto (stupido). Io non ho gatti, non so se avrò mai e forse, dentro di me, mi chiedo perché vengano postate foto di gatti. Ma non avendone non posso capire, non posso veramente sapere perché si postino foto di gatti.

Forse dovrei condannare i "gattari?". Ma che mi frega. Se voglio le guardo le foto di gatti, se non voglio guardo le tope, o la pagina di Figures In Action, o quello che mi pare a me. Tanto qualsiasi cosa io veda o faccia ci sarà un "non estimatore". Uno che penserà che il mio postare sia rumore, mentre il suo sia intelligenza in movimento.

Mi dispiace, ma io penso che FB sia come ogni cosa che facciamo ogni giorno. C'è la possibilità concreta di dire o fare cazzate (come questo post per esempio) come cose con un barlume d'intelligenza, che se sapessi quali sono ve lo direi.

Quindi cari lamentosi del social network, vivi e lascia vivere, condividi e lascia condividere, se non vi sta bene, un profondo chissene mi sorgerà spontaneo.

 

PS.

Ma di quello che succede su altri Social Network ne vogliamo parlare? Gente che ti aggiunge a tua insaputa, che scruta la tua biblioteca aperta come il colosseo, che conferma le tue competenze anche se non ha mai lavorato con te.  Che bella gazzarra. FB ha molti controlli paranoici, se usati bene siamo blindati, credetemi. Pena ovviamente il rimanere belli che isolati. Ma allora che ci state a fare su un social network?

PS2. L'immagine che correda l'articolo l'ho fregata qui.

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