Emanuele Manco

Scritti, impressioni, opinioni.

Puntiamo sui giovani

Vi segnalo questo bellissimo cartone.

Stultifera Navis

"La Nave dei Folli". Luogo di critica apocalittica.

Così si presenta questo nuovo blog. Ma la presentazione è meglio che la leggiate voi qui.
Da parte porgo al mio amico Cassiel il mio in bocca al lupo.

Film: Dick e Jane - Operazione furto

Recensioni, film, commedia

Dick e Jane - Operazione furto

diretto da Dean Parisot

Il film, del 2005, è il remake di Non rubare se non è strettamente necessario (1977) diretto dadickejane Ted Kotcheff e interpretato da Jane Fonda e George Segal, attualizzato agli anni del flop della new economy. Infatti parla di un giovane manager, di quelli che negli anni 80 si chiamavano "rampanti", che perde il lavoro a causa del tracollo della sua società. Il manager è un misurato Jim Carrey, qui forse meno esplosivo che in altri ruoli. Sua moglie è interpretata da Tea Leoni. Unattrice che forse meritava migliore fortuna. Oppressi dai debiti i due si dedicheranno al crimine, salvo poi scoprire che la bancarotta della società era ovviamente fraudolenta, e quindi architetteranno un piano per vendicarsi del proprietario dellazienda, il solito monoespressivo Alec Baldwin. Il film ha i ritmi giusti e non annoia. Oltretutto mostra con leggerezza alcune serie problematiche. Come limmigrazione clandestina. Paradossale ma plausibile la scena dove Carrey viene scambiato per chicano e si introduce clandestinamente nel suo paese! Lalchimia tra i due interpreti scatta subito. Cosa questa fondamentale in una commedia. Anche il ritmo non cala mai. I tempi sono quelli giusti.
Un ora e mezzo spensierata ma non per questo banale. Dove il sogno americano viene messo alla berlina. Non cè senza la pretesa di fare un film sociale, alla Loach per intenderci, ma comunque il risultato è graffiante. Geniali i titoli di coda, con le dediche finali ai manager di Enron e Worldcom!

Morte di un cummenda

La terza C è uno dei miti della mia adolescenza. Per forza di cose. Cero. E cero dentro con tutte le scarpe. Ero alle superiori allepoca. Una serie che non aveva molte pretese, ma che, nel suo piccolo, era lesatto specchio delladolescenza anni 80. Lidentificazione era totale. In realtà, se scendo nello specifico, non avevo un alter-ego in quella serie. Forse il personaggio di Benedetta, aveva un po del mio spirito "dark". Ma nessuno dei personaggi maschili poteva rappresentarmi. Mancava il nerd. Quello lo avevano codificato gli americani, ne "la rivincita dei nerd". Noi italiani eravamo ancora fermi al "secchione". Le secchione cerano, ma erano antipatiche. Anche se alla fine si volevano tutti bene. Persino gli arcirivali della terza F erano amiconi. Poi cera Zampetti, con il suo repertorio di luoghi comuni, di espressioni yuppistiche anni 80. Con il suo parlare per slogan. In realtà tutti  nella serie parlavano per slogan. Gli sponsor erano parte integrante della trama! Ma andava bene così. Gli adolescenti vedevano a milioni la serie e, forse è lultima generazione che lha fatto, la vedevano assieme ai genitori!

Ciao Zampetti! Andare in Paradiso e pedalare!


Buon inizio

La settimana sembra cominciare con buoni auspici. Un altro mio racconto figurerà in una antologia, accanto a nomi interessanti. Non mancherò di scriverne più avanti.
Una storia sta urlando per essere raccontata. Non è di fantascienza. La definirei un noir di formazione. In parte autobiografico. Sarà meglio che non la ignori, rischia di dilaniarmi dallinterno. Prosegue la lettura di American Gods. Gaiman è un genio, lho sempre pensato, sin da quando leggevo i suoi fumetti. E lo confermo anche per questo libro, del quale parlerò appena lo finisco. Più tardi (o domani ?) scriverò di un film che ho visto ieri sera, una  commedia senza molte pretese in apparenza, ma che poi diventa niente affatto banale.

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