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Tecla Dozio

Ricordando Tecla Dozio

Sin dai primi giorni del mio arrivo a Milano, da incallito bibliofilo, la libreria del giallo di Tecla Dozio è diventata uno dei miei punti di riferimento.

Alla atmosfera informale delle sue presentazioni devo il coraggio di essermi fatto avanti, di aver provato a farmi conoscere a professionisti dell'editoria. Opportunità che mi hanno spinto a sbracciarmi, a scrivere, a migliorarmi.  A provarci almeno, a essere poco indulgente con me stesso.

E Tecla, nonostante non abbia mai scritto per lei, mi è stata Maestra senza volerlo. Dei tanti episodi, delle tante chiacchiere in libreria, ricorderò come punti fermi della mia "educazione libraria", il suo approccio modesto, pur se consapevole della sua esperienza.

Ricordo quando raccontò di un rappresentante che le disse: "ma questo libro non è per voi, è un thriller". E lei rispose ironica: "Dopo vent'anni non la so ancora la differenza, mi complimento con lei."

Ironia e autoironia, consapevolezza di non avere verità rivelate in tasca. Questa è una delle cose che mi ha trasmesso.

Per non parlare di quella che ormai è la domanda che pongo più spesso agli aspiranti scrittori: "che cosa leggi?". Per Tecla Dozio prima ancora di leggere uno scritto, era fondamentale sapere cosa leggesse, o cosa avesse letto, chi si piccava di essere uno scrittore.

Si perché scrivere non basta. Socializzare, farsi conoscere, senza l'assillo di autopromuoversi, frequentando i posti in cui si parla di scrittura è importante tanto quanto.

E più importante ancora è ricordarsi che chi non legge non scrive.

Di ricordi ne ho tanti, di come non le mandava a dire. Di come a un editore esordiente, che presentò il primo testo nella sua libreria, disse apertamente che il libro era impaginato male, e che mai più avrebbero dovuto impaginarlo a quel modo.

Tecla Dozio era fatta così. E andava bene. Sono i maestri severi che ci fanno crescere, mica quelli indulgenti.

Sono cose che non dimenticherò. Le ore passate in quella libreria sono state preziose come ore di scuola, nonostante mi sia, e tanto, divertito.

Grazie Tecla. Addio e grazie per tutti i libri.

 

Google Play Store sul Kindle Fire 7 2015

Non sono mai stato un fan della "filosofia Kindle" di Amazon, per la quale gli acquirenti dei libri sono in realtà possessori di una licenza temporanea, per la quale i propri acquisti possono sparire dal cloud in virtù di cambiamenti contrattuali.

La possibilità è dovuta al fatto che nelle condizioni contrattuali si parla di "diritto non esclusivo di vedere, usare e visualizzare tale Contenuto Kindle per un illimitato numero di volte" e di conseguenza di "licenza d'uso", non di proprietà del file.

Tra l'altro molti si chiedono cosa accadrebbe delle loro librerie qualora Amazon chiudesse. Certo per ora la possibilità è abbastanza remota. Non so, non mi dilungo oltre, perché se no ci ripenso...

Il fatto è che a ben 39,99€, il Kindle Fire 7 nell'edizione 2015, ossia la V generazione, mi ha attratto come una falena. Il prezzo originale è 59,99€, ma dopo aver installato, come utente di Amazon Prime, l'app Prime Now, mi sono stati offerti 20€ di sconto sul primo ordine, dei quali ho approfittato per questo tablet che mi faceva gola.

Credo, e accetto qualsiasi smentita, che anche a 59,99 sia venduto molto sottocosto. A una specie di premiazione avevo vinto un tablet I-INN che ho scoperto costare più di  100€, con il quale non ho mai avuto un buon rapporto. Lento e completamente bacato, senza Google Play Store  e senza riuscire a installarlo in modo stabile, ho rapidamente smesso di usarlo, senza rimpianti. Uno dei miei ultimi tentativi di installare un firmware decente lo ha "bricckato" e non ho voglia per ora di perderci tempo.

Il Kindle Fire 7 2015 funziona. Punto.

Con il software di base leggo i libri acquistati su Amazon, navigo in rete, leggo la posta, guardo filmati su Yotube e film e telefilm su vari servizi online come Netflix o Infinity.

Ma qualcosa mi mancava. Ossia la possibilità di usare alcune app non disponibili sullo Store di Amazon. Per esempio quella dei fumetti Marvel, nel mio caso specifico, ma disponibili su Play Store.

Scottato dall'esperienza con l'I-INN temevo procedure lunghe e traumatiche per tentare di installare Google Play Store, e magari anche qualche fallimento.

Invece grazie a qualche ricerca su Google ho trovato quest'articolo sul forum Xda-Developers del quale vi vado a riassumere gli step che mi hanno portato ad avere al primo tentativo tutto il Google Framework e quindi anche Play Store. Il tutto su un PC Windows, vi devo avvisare.

Impostazioni del Kindle Fire

Attivare le Opzioni sviluppatore: premendo l'icona Impostazioni, e poi la voce Opzioni del dispositivo, e infine premendo il numero di serie più volte (non ricordo quante) finché non appare la voce Opzioni Sviluppatore, proprio sotto il seriale.

Abilitare il debug in modalità ADB: dalle Opzioni Sviluppatore cliccare sullo switch Abilita Adb.

Questi passaggi li ho riassunti nelle immagini di seguito. Mi perdonerete se ho offuscato il mio numero seriale. 🙂

Installazione driver Kindle

Il passaggio successivo è stato scaricare e installe i driver per Kindle Fire, ossia il file kindle_fire_usb_driver.zip che ho trovato in questa pagina di Amazon.

 

Tutto in un solo batch

Tutti i passi successivi sono stati sintetizzati dall'utente di XDA-Developers Tomsgt  ha creato un file zip contenente tutto quello che serve e un semplice batch che in pochi minuti consente non solo di installare Google Play in automatico, ma promette anche di rimuovere la pubblicità. Il file da scaricare da questa pagina si chiama Amazon-Fire-5th-Gen-Install-Play-Store.zip.

I passi successivi sono

  1. Decomprimere il file.
  2. Collegare il Kindle mediante USB al PC.
  3. Entrare nella cartella Amazon-Fire-5th-Gen-Install-Play-Store e avviare il batch 1-Install-Play-Store.bat.
  4. Selezionare l'opzione 2 come da immagine seguente. Opzione 2 di 1-Install-Play-Store.bat
  5. Attendere al massimo 10 minuti che il programma abbia terminato.
  6. Spegnere e riaccendere il Kindle. Se tutto è andato bene, avrete le icone di Google. Nel mio caso non ha funzionato la rimozione della pubblicità di Amazon.

Se lo ritenete opportuno c'è anche un video che mostra i passaggi.

Buon divertimento!

 

 

 

 

Back to Robot

Pubblicare su Robot è sempre un piacere. In questo numero, il 73, c'è una mia intervista a John Scalzi, l'autore del ciclo di Old Man's War e di Uomini in Rosso.

Si tratta di un articolo che aggiorna alcuni articoli e interviste in precedenza pubblicati su Delos SF.

Il numero è già disponibile in digitale qui  mentre dal 31 marzo 2015 sarà disponibile in cartaceo, anche se è già possibile ordinarlo qui.

Un assaggio dell'intervista è qui.

La quarta di copertina

Robot 74Primo numero dell'annata 2015, annata che sarà caratterizzata dalle copertine di Aldo Katayanagi, straordinario illustratore americano selezionato tra gli artisti Spectrum che ha lavorato anche nel mondo di Star Wars.

Il numero ospita un romanzo breve di Mauro Antonio Miglieruolo e diversi altri racconti molto lunghi, così, per la prima volta dalla (ri)nascita della rivista, infrangiamo la regola delle 192 pagine aumentando a 200. Molto lungo – e molto bello – anche il racconto di Ted Chiang, autore da sempre tra i più apprezzati sia dal mondo della fantascienza che dai nostri lettori, e che è destinato probabilmente a esplodere sul mercato il prossimo anno quando uscirà nei cinema il film tratto dal racconto Storia della tua vita.

Robot 74 ospita anche un racconto di James Patrick Kelly finalista al premio Nebula, Going Deep, e un racconto di Leonardo Patrignani, autore di fantascienza best seller, tradotto in tutto il mondo, che conosciamo meglio anche con un'intervista.

Piero Schiavo Campo, vincitore qualche anno fa del Premio Urania, esordisce con una nuova rubrica tra scienza e filosofia e la "illustra" con un racconto. Infine, Stefano Paparozzi è l'autore di Rendez-Vous, racconto vincitore del Premio Robot.

Nel numero anche un'intervista con John Scalzi.

The Quantum Mechanic

È online da oggi  su Amazon The Quantum Mechanic, la traduzione in inglese del mio racconto Il meccanico quantistico.

L'idea è di mettermi in gioco ancora una volta, con un racconto più che apprezzato, per dare slancio  a un progetto ad ampio respiro, che arriverà, tra mille tentennamenti, riscritture e pianificazioni.

L'efficace traduzione è di Johanna Bishop, una validissima e preparata professionista. Sono stati necessari degli adattamenti, ma credo che il risultato complessivo valga proprio la pena.

Vi farò sapere come andrà.

Buon 2015 a tutti.

 

Hemingwrite, l'incontro tra passato e futuro?

Ero bambino quando esistevano ancora le macchine da scrivere e il concetto di word processor, ossia di un software che girava su un computer dedicato alla scrittura, mi era praticamente sconosciuto.

Non ricordo bene su quale macchina ho cominciato a scrivere da adolescente. Forse le macchine che usavo a scuola (Dattilografia all'Istituto Tecnico) era una Olimpia. Ma non ricordo la marca di quella che avevo a casa. Non era una Olivetti o una marca conosciuta e non è durata molto. In primis perché era fatta malissimo e si è rotta dopo un paio di anni, in secondo luogo perché ho cominciato dopo poco a usare WordStar sui PC dell'epoca.

Ritrovai le macchine da scrivere nel 1992, durante il servizio militare. Ne usai una meccanica e una elettrica. Ma giusto in quei mesi arrivò un bel pc nuovo di pacca (un 486, con MS-DOS 6) e anche in quel caso cominciai a usare WordStar.

Ora uso LibreOffice dopo una lunga sequenza di versioni di Word (DOS e Windows) e aver cominciato a usare in prevalenza Linux ed essere passato, negli anni universitari, per il LaTex.

Era più facile scrivere quando i PC non erano connessi?Sinceramente ricordo che modi per distrarmi ne trovavo anche all'epoca, senza mail o social network.  Pare che George R.R. Martin usi ancora WordStar su un vecchio PC con MS-DOS per non subire distrazioni.

Forse lui guarderà con curiosità alla bizzarra invenzione di Adam Leeb, ingegnere meccanico laureato al MIT (come Wolowitz di The Big Bang Theory), e Patrick Paul, sviluppatore software laureato in Relazioni Internazionali.

Le caratteristiche della Hemingwrite sono spiegate sul sito dedicato per cui non starò a dilungarmi.

L'idea, dato il nome sembra quella di evocare i bei tempi andati, quelli di Hemingway appunto, con un oggetto che con un aspetto retrò abbia invece molta tecnologia moderna. Come una moderna 500 Fiat, o come una bicicletta high-tech.

Invece del foglio c'è uno schermo e-ink, i documenti si salvano in Google Drive o Evernote. Chissà se c'è il trillo della fine riga.

I due hanno partecipato a un contest per inventori sul sito http://insertcoin.engadget.com/, in cerca di finanziatori per la loro idea.

Penso che se questo restyling della macchina da scrivere verrà mai prodotto da una qualche industria costerà un po'. Ne varrà la pena?Sarà veramente il "Distraction Free Writing Tool" che promettono i suoi inventori?

Non sottovaluterei la capacità di ognuno di noi di divagare.

Certo è che qualche nostalgico del "feeling" degli oggetti passati c'è se un app molto venduta su iOS è quella che simula una vecchia macchina da scrivere . Tra l'altro è prodotta da Tom Hanks (sì, QUEL Tom Hanks).

Non so che pensare, tranne il fatto che la vorrei avere, ma non perché ritenga che aumenterà la mia produttività. No. Semplicemente perché penso che sarebbe divertente usarla.

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